mercoledì 22 agosto 2007

Roma sarà più grande e bella che pria

Ettore Petrolini e il ribaltamento della legge

Le cubature del piano regolatore di Roma annullano le tutele paesaggistiche in due nuovi provvedimenti della Regione Lazio

Una corrispondenza per eddyburg, del 31 luglio 2007

Con due provvedimenti consequenziali la Regione Lazio ha concretizzato un micidiale capovolgimento della legislazione di tutela del territorio e del paesaggio. Continua così la sistematica opera di demolizione delle regole iniziata nel 1997 con l’approvazione del Piano delle certezze che, come si ricorderà, aveva introdotto lo sciagurato istituto della “compensazione urbanistica”.
I provvedimenti approvati sono due: una variante al piano paesaggistico vigente (del 1998), e un nuovo Piano paesaggistico, che inizia così il suo iter.
La consistente variante del piano paesistico vigente (1998) è stata approvata la scorsa settimana dal Consiglio Regionale. Oltre a correggere alcuni errori, la variante veniva incontro ai desiderata dei comuni del Lazio, che erano stati appositamente sollecitati a presentare osservazione a quello strumento di tutela. Ma non è questo il punto più grave. Il fatto nuovo è che per favorire il Comune di Roma si è creato un mostro giuridico.
La redazione del piano regolatore comunale del 2003-2006, in piena coerenza con l’urbanistica neoliberista capitolina, aveva consapevolmente ignorato i vincoli derivanti dalla normativa paesistica. Il problema era stato sollevato più volte, ma a nulla erano valse le critiche e i richiami alla coerenza. Il Comune di Roma ha così inviato (2007) alla Regione Lazio un lunghissimo elenco di aree (oltre 60, si dice) edificabili per il piano regolatore adottato, ma in contrasto con il piano paesistico chiedendo esplicitamente “di adeguare il piano paesistico alle decisioni urbanistiche romane”.Il voto è di pochi giorni fa e ancora non possiamo riportare la dizione esatta della deliberazione, ma il senso è quello: per la prima volta in Italia si accetta il principio che le tutele siano logicamente e giuridicamente subordinate alla pianificazione urbanistica e non viceversa, come afferma la legislazione italiana.
Quando si conosceranno gli atti si potrà valutare la possibilità di un ricorso alla magistratura. Per ora dobbiamo soltanto assistere ad uno strappo istituzionale dalla conseguenze incalcolabili se, come ovvio, il provvedimento sarà utilizzato anche da altre regioni italiane.
Il secondo provvedimento è stato invece adottato dalla Giunta regionale e inviato al Consiglio. Una volta scongiurato il “rischio” che potessero essere tagliate le previsioni di piano (l’assessore Morassut ha trionfalmente affermato che “il nuovo piano paesistico non cancella nemmeno un metro cubo previsto”), si poteva finalmente approvare il nuovo piano paesistico da tempo elaborato dagli uffici regionali per migliorare quello ancora in vigore. Finalmente, perché quell’elaborazione era sostanzialmente pronta già nel 2000, quando il centro sinistra consegnò la regione Lazio al centro destra di Francesco Storace. Questa amministrazione fece coerentemente il proprio dovere, ritardando per cinque anni l’approvazione del piano. Al centro sinistra guidato da Marrazzo ci sono voluti due anni per colmare il ritardo: due anni passati a cercare la soluzione alle contraddizioni del piano regolatore romano. Una volta trovata la soluzione, si è sbloccata anche l’approvazione del nuovo piano paesistico.
Anche in questo caso non si conoscono gli elaborati e le norme tecniche di attuazione: ci sarà dunque spazio per un giudizio ponderato. Fin d’ora possiamo però rilevare che si aperta una comica gara a chi la spara più grossa. Il comune di Roma, infatti, afferma continuamente che la città eterna vanta il più straordinario livello di tutela del territorio al mondo: su 129.000 ettari, 80 mila pari al 64% del totale sono vincolati. E’ un dato falso. Non solo perché Italia Nostra, Vezio De Lucia e chi scrive hanno più volte dimostrato che quando verrà attuato il nuovo Prg, oltre la metà del territorio comunale sarà stato occupato da cemento e asfalto. Ma perché è lo stesso Comune di Roma (Dipartimento IX, 2004) ad aver misurato l’occupazione di suolo a quella data nella misura di 46.000 ettari, pari al 36 % del totale, a cui vanno aggiunti gli oltre 15.000 ettari di consumo di suolo previsti dal nuovo Prg. Dunque il Comune di Roma è sbugiardato dai suoi stessi uffici. Ma dobbiamo ancora leggere nel comunicato dell’assessore regionale che

“grazie al nuovo piano paesistico regionale la percentuale delle aree sottoposte a tutela sale al 70%”!“Roma sarà più grande e bella che pria”

diceva Ettore Petrolini, mimando Nerone al cospetto dell'incendio dell'Urbe.
La commedia continua.

Berdini Paolo

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