mercoledì 31 ottobre 2007

No agli OGM in campo aperto!

Con una lettera del 6 agosto scorso il Ministero delle politiche agricole ribadisce la validità dei protocolli sperimentali di coltivazione in campo aperto di OGM per la vite, l'olivo, il pomodoro, gli agrumi e le fragole e invita nuovamente il Ministro dell'Ambiente ad esprimersi favorevolmente in proposito.

Su questo tema vi inviamo un comunicato stampa diffuso oggi dalla senatrice Loredana De Petris e uno dall'associazione Greenpeace:


COMUNICATO STAMPA

OGM: De Petris (Verdi) “Bene Pecoraro, rischiose sperimentazioni in campo aperto”


Soddisfazione dei Verdi per il nuovo diniego del Ministro dell'Ambiente ai protocolli di sperimentazione genetica su vite, olivo, pomodoro, agrumi e fragole.

“Le sperimentazioni di OGM in campo aperto possono mettere a rischio produzioni di grande rilievo per l’agroalimentare italiano. Bene ha fatto il Ministro dell’Ambiente a respingere nuovamente protocolli di ricerca privi delle indispensabili garanzie di sicurezza.”

Loredana De Petris, senatrice dei Verdi e capogruppo in Commissione Agricoltura, commenta positivamente la decisione odierna del Ministro Pecoraro Scanio che ha nuovamente risposto, con un diniego motivato, alla nota del Ministero delle politiche agricole del 6 agosto scorso con la quale viene riproposta la validità tecnica dei protocolli di sperimentazione, già respinti dal Ministero dell’Ambiente lo scorso giugno.


“Ulivo, vite, pomodoro, mais, fragole e ciliegie: siamo di fronte – dichiara la senatrice – a produzioni tradizionali ampiamente diffuse nel Paese che meritano una attenta prevenzione. Compromettere le caratteristiche delle nostre varietà autoctone sarebbe un errore irreparabile e per questo invitiamo il Ministero delle politiche agricole a riconsiderare attentamente le sue valutazioni, in presenza fra l’altro di insufficienti distanze di sicurezza e dell’assenza dell’obbligo di assicurazione.”

“Ci auguriamo - prosegue De Petris - che le inquietanti notizie odierne sulla contaminazione della birra con riso geneticamente modificato servano da monito. Anche alla luce di questi dati, il nostro Paese – conclude l’esponente dei Verdi – deve essere capofila in Europa del crescente movimento verso la moratoria, a tutela di un sistema di prodotti agroalimentari di qualità che non ha eguali nel mondo.”



OGM: GREENPEACE NE DENUNCIA UTILIZZO IN BIRRA AMERICANA BUDWEISER

Roma, 8 ott. - (Adnkronos) - Greenpeace denuncia l'utilizzo di Ogm nell'americana Budweiser. In occasione dell'incontro alla camera 'Sovranità alimentare e politica', il movimento ambientalista pubblica i risultati delle analisi che dimostrano l'utilizzo di riso Ogm, non testato, in uno dei birrifici della Anheuser-Busch, in Arkansas (Stati Uniti) dove viene prodotta la Budweiser.
In Italia, su licenza della casa madre, questa birra viene prodotta e commercializzata dalla Heineken. Un laboratorio indipendente, commissionato da Greenpeace, ha rilevato la presenza di riso transgenico (Bayer LL601), in tre dei quattro campioni prelevati presso il birrificio.

Il riso Ogm in questione e' una delle varieta' che nel 2006 hanno contaminato gli stock di riso degli Usa. Da allora, la contaminazione e' stata rilevata in circa il 30% degli stock Usa.
Ciò ha provocato un impatto estremamente negativo sull'industria statunitense del riso, dal momento che il riso transgenico non era autorizzato, provocando al chiusura dei mercati esteri.

"Anheuser-Busch deve informare dettagliatamente circa il livello di contaminazione del riso utilizzato nella produzione della Budweiser negli Usa e chiarire quali misure intende adottare per fare in modo che questa birra non raggiunga il mercato estero", ammonisce il responsabile campagna Ogm di Greenpeace, Federica Ferrario.


Greenpeace ha informato l'Anheuser-Busch del risultato delle analisi prima della pubblicazione e richiesto chiare informazioni sull'estensione della contaminazione e sulla propria policy circa il
non utilizzo di ingredienti Ogm. Anheuser-Busch ha replicato che il riso della Bayer e' autorizzato negli Usa e non viene utilizzato per la produzione della birra destinata all'esportazione. L'estensione della contaminazioni comunque, rimane un mistero.

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