giovedì 11 ottobre 2007

La RAI a Decimoputzu: Agri3 si occupa del problema contadino


Oggi (10/10/07) Raitre alle ore 12,25 ha mandato in onda un servizio sulla mobilitazione contadina a Decimoputzu.

Ben 13 minuti su una trasmissione di 20 minuti (Agri3)

Vi invito a vederlo a questo link -- GUARDA IL VIDEO --

Sapevo già che i due giornalisti che sono stati tre giorni a Decimoputzu con i contadini mobilitati avrebbero fatto un buon lavoro. Ce ne eravamo accorti da come lavoravano, da come si muovevano, dalle domande che facevano, dalla delicatezza con cui si rapportavano. Non mi aspettavo, però, la qualità professionale e la partecipazione umana che si può vedere guardando il video.

Del resto, il servizio comincia, più o meno, così: “Ci siamo occupati di questa questione perché ci era arrivata una segnalazione... Siamo andati a vedere per capire se fosse vero... E' molto peggio...”.

Che dire? Spesso, come mi è successo anche oggi pomeriggio, parlando con giornalisti pur sensibili e preparati del dramma della crisi nelle campagne italiane, mi sento dire: “Interessantissimo….ma come si fa a rendere tutto questo in televisione?”.

Diverse sono le risposte possibili ma una condizione è indispensabile: quella di scegliere di dare voce a chi voce non ce l’ha.

Basta farli parlare, i contadini, e la loro voce declinerà tutto il fallimento delle scelte di politica agricola ( o meglio le non scelte di una politica che lascia fare alla brutalità del mercato senza diritti).

Francesco Poggianti e Paola Violani hanno fatto questo, ci hanno messo il loro mestiere, la curiosità di chi vuole fare l’inchiesta. Vedete un pò voi, a me sembra una pagina di informazione straordinaria e mi sento di ringraziarli a nome di tutti noi impegnati a sostenere questa delicata vertenza.

P.s.: quando la Rai ha mandato in onda il servizio, la sala del Comune di Decimoputzu era piena. C’erano due presidenti di provincia e numerosi sindaci in riunione con i contadini in lotta. Hanno visto il servizio su un televisore montato nella sala.

La sensazione dei contadini, ma anche di quei rappresentanti delle istituzioni, è stata unanime: si sono sentiti meno soli, meno abbandonati a vivere il dramma dei debiti nella vergogna e l’isolamento.

Forse incomincia a passare l’idea che loro i debiti non li hanno fatti perché sono incapaci di gestire l’azienda ma, se fallimento è, è di un intero sistema e, dunque, può e deve essere affrontato per il grande problema sociale che è.

Gianni Fabbris

Coordinatore Nazionale Altragricoltura

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