lunedì 5 novembre 2007

La verità sugli inceneritori

Cosa sono, quanti sono, fanno bene o male? Interrogativi con una risposta.

Spesso si sentono voci di corridoio, informazioni errate e false che vengono trasmesse ai cittadini per far passare come innocua una pratica che invece ha tutte le caratteristiche per essere riconosciuta come dannosa e criminale.
Per fortuna ci sono (non poche) voci fuori dal coro che cercano di fare sapere la verità.
Una di queste è il Dr. Stefano Montanari (Blog), modenese, onesto ricercatore e persona esemplare che si prodiga da anni per far filtrare alcune pesanti verità su tali pericolose pratiche (e non solo).

Stefano ha scritto questo articolo (che abbiamo spezzato in due parti per facilitare la lettura).
Alla fine della seconda parte daremo qualche info in più su Stefano e il lavoro che quotidianamente svolge (link, contatti, info utili, ecc).

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Quanti sono gl’inceneritori attivi in Italia? E chi lo sa. Farne un censimento è un’impresa quasi impossibile.

Ci sono quelli autorizzati - non più di qualche decina - a smaltire la spazzatura prodotta dagli abitanti di una comunità.
Poi ci sono quelli che trattano i rifiuti industriali, ma agli uni e agli altri vanno ad aggiungersi i cementifici, che sono, nella quasi totalità, più o meno autorizzati a bruciare un po’ di tutto, dai pneumatici al pet-coke che altro non è se non l’ultimo prodotto di trasformazione del petrolio.
Autorizzati a bruciare un po’ di tutto, ma certe cose, no: per esempio, tra gli altri, i rifiuti radioattivi. Però, a giudicare dal traffico notturno di camion intorno a quegl’impianti, un traffico di cui nessuno che conta pare sapere niente, il sospetto che qualcosa di non proprio pulito, sempre che un aggettivo simile sia applicabile in questo contesto, non può non venire.
A questi vanno ad addizionarsi i tanti (quanti?) inceneritori ospedalieri e quelli di proprietà di industrie che lì “smaltiscono” (poi vedremo il perché delle virgolette) i loro scarti e, infine, ci sono le centrali a biomasse che sono proposte come inceneritori vagamente ecologici per poi diventare nei fatti normalissimi inceneritori. In più, ci sono impianti che funzionano a singhiozzo e altri che sono in attesa di riapertura, magari dopo aver subito una mano di maquillage.

Dunque, impossibile sapere quanti sono oggi e, soprattutto, impossibile sapere quanti saranno domani, tra un anno o tra dieci anni, perché l’Italia è il vero Paese di Bengodi per i costruttori d’inceneritori e non solo per loro ma anche a chi dall’incenerimento ricava miliardi. Di Euro, naturalmente.
Che cosa accade in questi impianti? Vi si porta l’immondizia, la si brucia e questa sparisce. Stando a quanto vediamo con i nostri occhi, tutta quella caterva di robaccia fastidiosa non c’è più e noi possiamo respirare liberi. Ma ne siamo proprio certi?
Nel lontano 1786 un tale Antoine Lavoisier scoprì che in un sistema chiuso, vale a dire un ambiente, come in effetti è la Terra, che non può scambiare materia con l’esterno, la massa complessiva dei reagenti è uguale alla massa complessiva dei prodotti. Il che, nel nostro caso e scienza elementare alla mano, significa che, se io brucio un chilo di qualcosa, non avrò fatto scomparire nulla ma avrò sempre un chilo di materia che sarà diversa da quella originale ma sempre un chilo resterà. L’ovvia conseguenza è che l’immondizia sarà soltanto stata mascherata agli occhi ma ce l’avremo sempre tra i piedi. La prima aggravante per gl’inceneritori è che nel processo di combustione si è costretti per motivi tecnici ad aggiungere diverse sostanze ai rifiuti, sostanze come calce, bicarbonati, ammoniaca ed acqua, e queste sostanze pesano quanto il rifiuto. Così, se si dovrà bruciare un chilo d’immondizia, in realtà avremo due chili di materiali coinvolti nel processo. A causa di ciò che scoprì Lavoisier e che fa parte delle regole fondamentali della Natura, allora, noi avremo che, bruciando un chilo di rifiuto cui abbiamo forzatamente addizionato un chilo di altre sostanze, troveremo due chili di materiali in uscita dall’inceneritore.

Purtroppo questa roba non è solo raddoppiata ma è pure incomparabilmente più aggressiva per la salute rispetto all’immondizia di partenza, e questo per due motivi: il primo è che, di norma, la combustione genera sostanze tossiche (un sacchetto di plastica in quanto tale non dà problemi, ma, bruciato, rende l’aria irrespirabile), e il secondo è che dalla combustione originano polveri fini e finissime che vengono liberate nell’aria che respiriamo e lì restano sospese per tempi lunghissimi.
Ciò che si allestisce per far digerire ad una popolazione la costruzione di un inceneritore in zona è ricorrere a qualche espediente.
Il primo è di carattere verbale: l’inceneritore cambia nome e viene battezzato “termovalorizzatore” anche se la Comunità Europea ci fa espresso divieto di chiamarlo così, visto che non si valorizza un bel niente e che il nome è del tutto fuorviante. Poi si racconta che questo impianto produrrà tanta energia, anche se, facendo i conti come si deve senza far sparire nella manica del prestigiatore un po’ di addendi, di energia se ne consuma ben più di quanta non se ne produca.

Poi, ancora, si favoleggia di tecnologie in grado di evitare ogni nocività degli effluenti. Purtroppo, però, queste tecnologie esistono solo nella fantasia di qualcuno dalla fervida immaginazione. Basti pensare ai filtri che, secondo chi ci deve vendere l’idea, sarebbero capaci di arrestare ogni tipo di polvere. Nei fatti, questi filtri agiscono solo su una minima frazione delle polveri, quelle che tecnicamente si chiamano polveri primarie filtrabili. Le altre polveri, che soverchiano le prime per quantità, quelle che si chiamano polveri primarie condensabili e polveri secondarie, si formano al di là del filtro e, dunque, sfuggiranno a qualsiasi tentativo di cattura. Ma poi, ragionando su quel pò che il filtro avrà intrappolato, resterà inesorabilmente aperto il problema di dove metteremo questo materiale. La risposta che nessuno pare disposto a darci, ahimé, è che la libereremo in qualche modo nell’ambiente. Triste, ma è così.
Insomma, incenerire l’immondizia è un atto di grande ingenuità che, come il gioco di prestigio di cui si diceva, la fa scomparire dalla vista ma, dal punto di vista freddamente scientifico, la raddoppia in massa e la rende più tossica.
A peggiorare i fatti ci sta il pesante impatto sulla salute che queste polveri così prodotte svolgono. Fini come sono, vengono inalate e passano dal polmone al sangue entro poche decine di secondi per poi, entro qualche decina di minuti, finire intrappolate senza possibilità di eliminazione in tutti i tessuti corporei.

Giunte lì, possono provocare, senza esaurire qui l’elenco, l’innesco di malattie infiammatorie che hanno probabilità di trasformarsi in cancro, sono responsabili di malattie cardiovascolari, di malattie di natura endocrina e di malattie di natura neurologica, oltre a poter provocare malformazioni fetali.
Ma allora, se è vero che la pratica di bruciare i rifiuti è così svantaggiosa, perché questa corsa a costruire gl’impianti che, oltre tutto, spesso vengono pagati assai più del loro valore per far fronte a certe spese “occulte” di cui ogni uomo di mondo è al corrente?

Ragioni ce ne sono diverse.

Continua nel prossimo post >>

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