martedì 18 dicembre 2007

Avvocati & Giustizia: etica e professionalità devono essere più importanti

Buongiorno,

desidero presentare una situazione, che io sto vivendo come un sopruso, nella quale mi sono venuta a trovare mio malgrado.
Sono stata citata davanti al giudice di pace dal mio avvocato, al quale mi ero rivolta per una causa, chiusa con un accordo transattivo con riconoscimento di parte delle mie richieste.
Motivo: l’avvocato lamenta il non pagamento da parte mia di una quota (200,00 euro) del compenso
pattuito, quota che io invece ho già pagato, come risulta da fotocopia dell’assegno bancario da me emesso a suo favore (intestato) e da lui firmata per ricevuta, con tanto di dettaglio della causale del
pagamento.
Tra l’altro, mentre verbalmente si era convenuto il pagamento del compenso in 3 tranches (purtroppo questo accordo è rimasto solo verbale), una volta che ha ottenuto la mia firma per la chiusura del suo incarico, l’avvocato ha negato che era stato preso questo accordo.
Non mi è stato possibile avere un colloquio telefonico con lui, per chiarire quello che io ritenevo fosse un equivoco, in quanto i miei tentativi sono sempre stati fermati dalla sua segretaria,
che mi diceva che il dottore o non c’era o era impegnato.
Ricevuta la comunicazione della citazione, che è stata emessa prima che io pagassi l’ultima tranche e che quindi è relativa a un importo di 1.500 euro totali (anziché degli effettivi 200 contestati), ho interrotto i tentativi di colloquio diretto e ho provato a rivolgermi a qualche avvocato per una consulenza.
Non ho ricevuto l’aiuto che speravo, perché tutti mi hanno consigliato di pagare lo stesso per evitare
maggiori spese per il procedimento legale; di fronte alle mie perplessità, riguardo a questo pagamento in più per me ingiustificato, mi hanno fatto capire, più o meno direttamente, che non avrebbero preso le mie difese in giudizio, perché non vogliono mettersi contro un loro collega.
Un avvocato ha fatto una telefonata per cercare un accordo pacifico, ma a questo punto il legale che mi ha citata in giudizio pretendeva anche circa 400,00 euro di spese legali per aver iniziato il
procedimento contro di me.
Cosa, secondo me, ancora più ingiusta; a questo punto, piuttosto di pagare questa cifra così elevata, e a mio avvisto non dovuta, ho veramente preferito andare in giudizio sperando in una soluzione legale e corretta.
Per questo ho cercato ancora un avvocato che mi difendesse, ma sempre con lo stesso risultato.
Anche un avvocato di un sindacato che interviene a tutela dei soprusi subiti dai cittadini, mi ha detto la stessa cosa: non vuole mettersi contro un suo collega.

Date tutte queste difficoltà mi sono trovata a presentarmi da sola alla prima udienza fissata, pensando tra l’altro, forse un pò ingenuamente, che presentando al giudice di pace le ricevute che
attestano tutti i pagamenti fino alla cifra complessiva convenuta di 3.000,00 euro, il procedimento si sarebbe chiuso in quanto basato su premesse non veritiere.
Invece sono riuscita solo a ottenere un rinvio di un paio di mesi, tempo nel quale avrei dovuto trovarmi un legale che mi rappresentasse.
Sul verbale di udienza, compilato dall’avvocato che rappresenta quello che ha voluto citarmi, non si è fatto cenno alle ricevute da me esibite, ma semplicemente al fatto che comparivo da sola e che mi è stato dato il rinvio.
Un’altra cosa, che mi ha lasciata perplessa e amareggiata, è che anche il giudice di pace mi ha detto,
senza mezzi termini, e dopo aver visto le mie ricevute di pagamento, che se anche ritengo di avere ragione mi conviene pagare lo stesso le somme che mi chiedono in più, perché comunque proseguire con il procedimento mi verrebbe a costare di più in spese legali.

E’ davvero così? Davvero non esiste per me un luogo o un modo per far valere le mie ragioni senza dover subire questo sopruso e senza dover pagare delle spese che non ritengo giusto dover affrontare? Il procedimento deve per forza seguire il suo iter di numerose udienze anche se è
evidentemente pretestuoso?
Nel frattempo, sono andata in tribunale a consultare il fascicolo inerente alla mia causa, e ho scoperto alcune cose che mi hanno lasciata alquanto perplessa: particolari che il mio avvocato mi aveva taciuto, un’udienza alla quale non era comparso nessuno e quindi rinviata d’ufficio, una sentenza emessa dal giudice – anche se non registrata - che dava totalmente ragione a me, mentre io
ho dovuto accettare la transazione, spinta dal mio avvocato.
Mi sono rivolta a un nuovo legale, parlando anche di questi fatti e sperando quindi in una chiusura definitiva e non onerosa per me, anche alla luce dei nuovi elementi che evidenziavano un comportamento lesivo nei miei confronti, ma anche in questo caso non ho risolto niente. Questo
avvocato ha fatto una telefonata a quello che mi ha citata, presentando i fatti e i nuovi elementi che io avevo raccolto (almeno così credo che sia stato fatto). Risultato: avrei potuto chiudere tutto riconoscendo 300,00 euro di spese a chi mi ha citata (anziché 400,00 come chiesto precedentemente) a patto che scrivessi anche una lettera di scusa, per l’atteggiamento da me tenuto. Oltre al danno, mi veniva aggiunta anche la beffa!
Io preferisco una giustizia vera, qualcosa che mi permetta di avere ancora fiducia nella giusta amministrazione della legge.

Voglio aggiungere alcuni altri particolari. Non sono stata seguita nel migliore dei modi, a mio avviso, visto che ho dovuto sollecitare le informazioni sullo stato della mia causa, mi sono stati taciuti dei
particolari determinanti, ed altre cose; inoltre, mi sono sentita forzata ad accettare un accordo transattivo proprio prima dell’ultima udienza nella quale il giudice avrebbe pronunciato la sua sentenza (cose scoperte dopo), mentre l’avvocato mi diceva che la causa sarebbe stata ancora lunga.
Davvero, più volte ho dovuto chiamare il suo studio per cercare di parlare con lui, che di solito non mi veniva passato, e sapere a che punto era la mia causa e cosa stava succedendo.
Pensavo davvero che fosse mio diritto avere informazioni in itenere, invece tutto questo mi è valso l’etichetta di “antipatica”, che l’avvocato non ha esitato a usare nei miei confronti quando ci siamo visti per la firma dell’accordo e telefonicamente con un suo collega al quale mi sono rivolta successivamente per cercare una difesa.

Aggiungo anche che avevo pensato di fare una segnalazione all’ordine degli avvocati di Busto Arsizio, competente per la zona, ma mi hanno dissuasa, sostenendo che sarebbe inutile, visto che “sono tutti tra di loro” (testuali parole di uno di loro). D’altra parte, vista la determinazione del legale che mi ha citata, temo che una mia eventuale segnalazione potrebbe venire stravolta e valermi una denuncia per diffamazione o qualcosa di simile, cosa che, sinceramente, vorrei evitare.

Segnalo anche la velocità con cui tutto si è svolto: 4/5/2007 firma dell’ accordo a chiusura della pratica – 11/5/2007 primo sollecito di pagamento – 15/6/2007 deposito dell’atto di citazione – 21/9/2007 prima udienza. Tutto così veloce che ha stupito persino gli avvocati cui mi sono rivolta.
Per concludere, io vedo da parte dell’avvocato un abuso del suo ruolo e delle sue capacità di usare gli strumenti che mette a disposizione la legge, forse certo delle difficoltà in cui mi sarei trovata per avere una difesa. Sicuramente mi trovo in una situazione di squilibrio, nella quale l’unica soluzione sembrerebbe proprio quella di accettare di pagare cifre non dovute solo per liberarmi da questa
situazione nella quale non ho difesa e che, a quanto pare, potrebbe danneggiarmi economicamente.

Questo abuso, tra l’altro, coinvolge un’istituzione che dovrebbe essere al servizio della cittadinanza e che è già oberata di cause per ragioni “vere”, senza aggiungerne altre di puntiglio.
Ho scritto tutto questo con l’intento di segnalare un caso di abuso da cui sembrerebbe impossibile difendersi.

Se possibile, desidererei avere qualche indicazione su come agire per uscire non lesa da tutto ciò.
Accetto anche che questo mio caso venga utilizzato come esempio di mala-giustizia e dal quale possa scaturire qualche soluzione positiva per il beneficio di tutti.

Nell’attesa di un vostro cortese riscontro, Vi saluto cordialmente

V. Greco

 

Technorati Tag: ,,

Nessun commento: