mercoledì 30 gennaio 2008

Eurobarometro: opionione pubblica nell'Unione Europea

Il sondaggio è stato richiesto e coordinato dalla Direzione generale Stampa e Comunicazione.

Questo rapporto è stato prodotto per la Rappresentanza della Commissione europea in Italia.

Questo documento non rappresenta il punto di vista della Commissione europea.
Le interpretazioni e le opinioni sono esclusivamente dell’autore.


AUTUNNO 2007

RAPPORTO NAZIONALE - DOCUMENTO DI SINTESI

ITALIA

La situazione del Paese e le aspettative degli italiani

Gli italiani continuano a ritenersi in netta maggioranza soddisfatti della vita che conducono. Lo pensa il 71% degli intervistati, una percentuale in leggera flessione rispetto al 74% registrato nell’ultimo rilevamento. In generale gli uomini si dicono più soddisfatti delle donne, i giovani più degli anziani, i laureati e gli studenti più di coloro che dispongono di una licenza media.

Il 74% del campione esprime un giudizio critico sulle condizioni dell’economia nazionale, un dato in netta crescita rispetto al precedente 58%. Neanche l’economia europea sfugge alla critica degli italiani. Gli insoddisfatti sono diventati ora più numerosi di coloro che conservano un’opinione positiva. Il crescente scetticismo nei confronti della situazione economica tocca soltanto marginalmente l’euro che, pur perdendo consensi, continua ad essere considerato favorevolmente dal 63% degli italiani.

Il lavoro e la protezione sociale suscitano allo stesso modo un forte scetticismo da parte degli italiani. Il 78% critica la situazione occupazionale del Paese. Il 68% esprime un giudizio negativo sul Welfare.

In queste condizioni, non stupisce che gli intervistati abbiano una visione tutt’altro che rosea dell’immediato futuro del Paese. Oltre un italiano su tre si dichiara pessimista sulle condizioni economiche e occupazionali dell’Italia nei dodici mesi successivi al sondaggio. Ad una domanda più diretta, il 52% del campione dice che in Italia le cose vanno nella direzione sbagliata.

Questo pessimismo si stempera un poco quando gli italiani esprimono le loro opinioni sull’Europa. Solo il 17% pensa che la situazione economica europea peggiorerà nell’arco di un anno, mentre il 25% ritiene che migliorerà. Il 44% non si aspetta cambiamenti rilevanti.

La maggioranza relativa ritiene che anche l’Europa non ha imboccato la giusta strada, eppure si tratta di una percentuale ancora relativamente bassa (29%) e decisamente inferiore a quella espressa sulle sorti dell’Italia (52%). In generale invece gli italiani conservano un chiaro ottimismo sull’Unione europea. E’ l’opinione del 64% del campione, contro il 28% di pessimisti.

La valutazione e la conoscenza dell’Ue

Il 55% del campione italiano dice che l’Unione europea rappresenta qualcosa di positivo mentre il 10% associa l’Ue ad un’idea negativa. Allo stesso modo, il 50% degli intervistati giudica con favore l’appartenenza dell’Italia all’Ue mentre i critici si attestano al 16%. I favorevoli si contano soprattutto tra gli elettori di sinistra e nel Nord Est dell’Italia. I più critici si concentrano tra coloro che si dichiarano di destra e nelle Isole.

Allo stesso tempo calano gli italiani a conoscenza dell’Ue. Sono in netta flessione coloro che dicono di avere almeno sentito parlare dei vari organismi da cui è costituita l’Unione europea.

Le istituzioni più conosciute restano Parlamento, Commissione, Banca Centrale e Consiglio Ue, con tassi di conoscenza che arrivano all’83% nel caso dell’Europarlamento. Sotto il 50% invece la percentuale di intervistati che dicono di aver sentito parlare della Corte di Giustizia e della Corte dei Conti. Sotto il 30% gli italiani che dichiarano di conoscere l’esistenza del Comitato delle Regioni, del Comitato Economico e Sociale e del Mediatore europeo.

La scarsa conoscenza si traduce spesso in evidente ignoranza. Ad una serie di domande elementari sulla composizione e il funzionamento dell’Unione europea, gli italiani registrano una delle percentuali più basse di risposte corrette (32%). Solo i britannici fanno peggio con appena il 30% di risposte giuste, a fronte di una media europea del 42%. Gli ultimi Paesi ad aderire all’Ue, Bulgaria e Romania, e alcuni in via di adesione, Croazia ed Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, registrano percentuali più alte di risposte corrette rispetto agli italiani.

La maggioranza degli italiani ignora per esempio qual è l’esatto numero di Paesi che compongono attualmente l’Ue, e questa lacuna appare tra il campione italiano più profonda che tra le popolazioni degli altri Paesi analizzati.

Ciò detto, non è una sorpresa che il 62% degli italiani dice di non comprendere il funzionamento della macchina comunitaria. Nello scorso rilevamento tale percentuale si attestava al 53%.

Gli italiani e i media

Il 77% del campione ritiene che in Italia la gente non è bene informata sugli affari politici europei. Soltanto il 18% considera che invece c’è un livello sufficiente di informazione. Sono dati che ricalcano la tendenza in Europa, dove allo stesso modo che in Italia, l’idea che non ci sia abbastanza informazione sull’Ue è crescentemente diffusa.

I media nazionali sono naturalmente sul banco degli imputati per questa evidente carenza di informazioni. Non a caso la netta maggioranza (59%) del campione ritiene che televisione e radio non forniscano sufficienti informazioni sull’Ue. Seppure con percentuali inferiori, una quota pur sempre maggioritaria degli italiani ritiene che anche sulla carta stampata e su internet non ci siano abbastanza notizie sugli affari europei. Queste percentuali critiche si rafforzano nelle aree rurali del Paese dove è più forte la richiesta di informazioni di carattere europeo sui media.

All’esigenza di informazione si associa anche una richiesta di maggiore obbiettività da parte dei media quando parlano di affari comunitari. E’ infatti in crescita la percentuale di italiani che ritengono televisione, radio e stampa non abbastanza oggettive nei loro resoconti sulle questioni europee.

La richiesta di maggiore obbiettività sui temi europei è sintomo del male ben più grave che colpisce i media italiani, considerati in generale sempre meno degni di fiducia da parte del pubblico. Il 55% del campione dice di non fidarsi della televisione, il 42% della radio e il 56% dei giornali. Soltanto per internet i diffidenti sono meno di coloro che si fidano. Eppure si deve registrare un 30% di persone incapaci di esprimere un’opinione, segnale di scarso uso in Italia di questo nuovo mezzo di comunicazione.

Tra il pubblico giovane e di sesso maschile si concentrano coloro che tendono a fidarsi maggiormente dei media, mentre donne e anziani denotano in genere atteggiamenti più scettici. In linea con la situazione proprietaria dei media italiani, gli elettori di sinistra tendono a fidarsi meno degli altri della televisione, mentre gli elettori di destra sono più diffidenti nei confronti della carta stampata.

La crisi della politica

Gli italiani conservano un interesse piuttosto elevato per la politica. Il 56% dichiara di discuterne tra amici in modo occasionale e il 13% dice di farlo frequentemente. La maggioranza assoluta degli italiani tende inoltre a far valere le proprie idee nell’ambito di una discussione politica, in modo più frequente di quanto non facciano mediamente gli altri cittadini europei.

L’evidente interesse per la politica si coniuga d’altra parte con una crescente disaffezione rispetto al funzionamento della democrazia italiana. Il 58% degli intervistati si dichiara insoddisfatto, un criticismo in forte crescita rispetto al 44% registrato nell’ultimo rilevamento.

Il malcontento nei confronti della politica non risparmia neanche l’Unione europea, il cui funzionamento democratico è apprezzato da una percentuale decrescente di italiani (dal 58% al 48%) ed è invece criticato sempre più di frequente (dal 29% al 38% dei casi).

La disaffezione verso il funzionamento della democrazia in Italia comporta un forte calo di fiducia nelle istituzioni nazionali che si estende anche a categorie non necessariamente ricollegabili alla politica, come le organizzazioni religiose o le forze di sicurezza.

La crisi più profonda riguarda comunque la politica. Soltanto il 23% dice di fidarsi del governo in quanto istituzione. Appena il 25% si fida del Parlamento. I partiti suscitano fiducia solo nel 16% del campione.

Chiesa, polizia e esercito continuano invece a generare ampia fiducia tra gli italiani anche se di meno rispetto all’ultimo sondaggio. Le associazioni dei consumatori resistono meglio di qualunque altra istituzione all’ondata di scetticismo, e conservano il 58% di consensi.

In questo clima, anche l’Unione europea è colpita duramente. Sono ora meno della metà (43%) gli italiani che dicono di fidarsi, mentre rappresentavano il 58% del campione pochi mesi fa.

Tav. 1: Si fida dell’Unione europea?

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Tutte le istituzioni comunitarie registrano una decisa flessione di consensi che è particolarmente marcata nel caso della Banca Centrale europea. Il Parlamento resta invece l’istituzione di cui gli italiani si fidano di più.

Le priorità da affrontare tra Italia e Ue

Richiesti di identificare le principali sfide che il Paese deve affrontare, gli italiani hanno posto in cima alle priorità nazionali, sicurezza, inflazione, disoccupazione e economia. La sicurezza, e cioè la lotta al crimine, è percepita come il primo problema dalla maggioranza relativa degli intervistati (33%).

Tra i problemi emergenti spicca il fisco, diventato ormai il principale grattacapo per il 24% del campione (la quinta percentuale più elevata) a fronte del 18% registrato precedentemente. Si tratta dell’incremento più significativo tra tutte le problematiche poste all’attenzione degli italiani.

Temi forti del dibattito nazionale ed europeo, come la politica estera, l’energia e l’ambiente, sono invece ritenuti importanti da una quasi irrilevante minoranza degli italiani. Soltanto l’1% degli intervistati riconosce la politica estera come un problema prioritario per l’Italia.

Per quasi tutte le principali preoccupazioni che affollano i pensieri degli italiani, l’Unione europea è ritenuta più appropriata a farvi fronte piuttosto che il governo nazionale. Il campione opta in chiara maggioranza per una gestione europea di sicurezza, economia, inflazione e disoccupazione. Fa eccezione soltanto la politica fiscale, ancora ritenuta più nazionale che europea seppure si registra un certo equilibrio tra le opinioni opposte. Il 47% dice che le tasse sono una peculiarità del governo nazionale, il 44% ritiene invece che sia più opportuno trasformare la politica fiscale in una competenza europea.

Sui grandi dibattiti europei gli italiani rimangono nettamente favorevoli ad approcci comunitari. Oltre due italiani su tre sostengono una politica estera ed una politica di difesa comune per l’Europa. In calo, seppure ancora elevata, la percentuale di favorevoli a nuovi allargamenti (43%) e ad un’Europa a più velocità (48%).

Lo spiccato sentimento pro-europeo della maggior parte degli italiani non impedisce l’incremento di coloro che ritengono negativo il ruolo svolto dall’Ue in diverse politiche. In alcune, come inflazione, tasse, disoccupazione, immigrazione e pensioni, l’Ue gioca un ruolo prevalentemente negativo per la maggioranza del campione.

Questa accresciuta critica nei confronti dell’Europa potrebbe trovare una spiegazione nel fatto che gli italiani non si sentono sufficientemente implicati nei meccanismi europei. E infatti ben il 70% del campione dichiara che la propria voce non conta nell’Unione europea mentre il 66% ritiene di non sentirsi troppo partecipe degli affari europei.

Sicurezza e immigrazione

Secondo la maggioranza relativa degli italiani, per rafforzare la propria immagine l’Unione europea nei prossimi anni dovrebbe focalizzare la sua attenzione primariamente sull’immigrazione e sulla sicurezza.

Non sorprende che la richiesta di maggiori interventi in queste materie venga dalle categorie tendenzialmente più vulnerabili della popolazione, e in particolare donne e anziani.

Oltre ad essere considerate come politiche chiave per migliorare l’immagine dell’Ue, immigrazione e soprattutto sicurezza sono anche tra i principali grattacapi degli italiani. Per farvi fronte, il campione sostiene in netta maggioranza un approccio europeo. E’ significativo però che nelle Isole si registri la minore percentuale di intervistati favorevoli ad un accresciuto ruolo europeo in materia di sicurezza.

Nonostante la prevalenza di giudizi positivi per una gestione Ue di sicurezza e immigrazione, aumentano i critici dell’operato dell’Europa. Gli intervistati che giudicano positivo il ruolo dell’Ue nella lotta al crimine sono passati dal 45% al 34%. In materia di immigrazione, i critici e gli indifferenti hanno superato i favorevoli. Ora il 34% non vede un ruolo né positivo né negativo dell’Ue nella gestione dei flussi migratori, il 30% vi vede un ruolo negativo, e soltanto il 25% valuta positiva l’azione europea.

Rosella Conticchio Schirò
Commissione europea
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