martedì 19 febbraio 2008

Una risposta alla crisi globale dei prezzi degli alimenti di base: l'agricoltura familiare sostenibile può nutrire il mondo.

Una risposta alla crisi globale dei prezzi degli alimenti di base: l’agricoltura familiare sostenibile può nutrire il mondo.
I consumatori di tutto il mondo si sono resi conto che il prezzo dei prodotti alimentari di prima necessità è drammaticamente aumentato negli ultimi mesi, creando molte difficoltà, specialmente nelle comunità più povere.
In un anno, per esempio, il prezzo del frumento è raddoppiato, mentre rispetto all’anno scorso quello del mais è aumentato del 50% e quello del riso del 20%(1). Nonostante ciò, non c’è crisi di produzione. Le statistiche mostrano infatti che la produzione di cereali non è mai stata così alta come nel 2007. I prezzi aumentano perché parte della produzione è ora diretta agli agrocarburanti, le riserve globali sono al livello più basso degli ultimi 25 anni, ciò è dovuto alla deregolamentazione dei mercati da parte dell’OMC e all’estremizzazione del clima che ha colpito i raccolti di alcuni dei paesi esportatori, come l’Australia.
Inoltre i prezzi aumentano perché le compagnie finanziarie speculano sui prodotti alimentari, prevedendo che i loro prezzi continueranno a aumentare nel prossimo futuro.
Non dobbiamo dimenticare inoltre che la produzione, elaborazione e distribuzione dei prodotti è sempre più sotto il controllo delle compagnie transnazionali che monopolizzano i mercati.
La tragedia dell’industria degli agrocombustibili: nutrono le automobili e non le persone.
Gli agrocombustibili (combustibili prodotti dalle piante, sia dall’agricoltura che dai boschi) sono presentati sia come alternativa al petrolio che come mezzo per combattere il riscaldamento climatico globale. Molti ricercatori e istituzioni scientifiche però riconoscono ora che la loro energia è limitata e che il loro impatto ambientale può essere addirittura negativo. Nonostante ciò l’intero mondo del business si sta tuffando in questo nuovo mercato, che è direttamente in conflitto con le necessità alimentari delle persone. Il governo indiano sta valutando l’idea di piantare jatropha in 14 milioni di ettari di terra, la Banca Interamericana di Sviluppo sostiene che il Brasile ha 120 milioni di ettari che potrebbero essere coltivati con varietà per produrre agrocarburante, e una lobby degli agrocombustibili sta parlando di 379 milioni di ettari disponibili in 15 paesi Africani(2). L’attuale domanda di mais per produrre etanolo rappresenta già il 10% del consumo mondiale, facendo aumentare i prezzi mondiali.
L’industria degli agrocombustibili è un nonsenso economico, sociale e ambientale. Il suo sviluppo dovrebbe essere fermato e la produzione agricola dovrebbe focalizzarsi sui prodotti alimentari. I contadini non traggono beneficio dai prezzi più alti. I prezzi da record degli alimenti danneggiano i consumatori, ma al contrario di quanto ci si aspetti non favoriscono tutti i produttori. Gli allevatori per esempio sono in crisi per l’aumento del prezzo dei mangimi, i produttori di cereali stanno fronteggiando aumenti vertiginosi dei prezzi dei fertilizzanti, mentre i coltivatori senza terra e i lavoratori agricoli spesso non si possono permette di comprare i prodotti di prima necessità. I contadini vendono i loro prodotti a un prezzo estremamente più basso, rispetto a quello pagato dai consumatori. Il Coordinamento Spagnolo degli Agricoltori e Allevatori (COAG) calcolò che i consumatori in Spagna pagano circa il 600% in più di quanto i produttori ottengano dalla vendita dei loro prodotti. I primi a trarre beneficio dai prezzi più alti dei prodotti agricoli sono le agro-industrie e i grandi rivenditori, che aumentano i prezzi molto più di quanto dovrebbero. Ma i prezzi dei prodotti che compriamo si abbasserebbero se diminuiscono i prezzi del mercato agricolo? Le grandi imprese sono capaci di stoccare grandi quantità di alimenti e di liberarli sul mercato quando i prezzi aumentano. I piccoli produttori e i consumatori hanno bisogno di prezzi giusti e stabili, non volatili come sono attuamente. Inoltre i piccoli produttori, se i prezzi sono troppo bassi, non possono produrre, come spesso è successo negli ultimi decenni. Per questo hanno bisogno di un mercato regolato, giusto l’opposto delle politiche dell’OMC.
La liberalizzazione del commercio agricolo porta alla crisi. L’attuale crisi rivela che la liberalizzazione del commercio agricolo produce fame e povertà. I paesi sono diventati estremamente dipendenti dai mercati mondiali. Nel 1992, gli agricoltori indonesiani producevano abbastanza soia per le esigenze del mercato interno. Il tofu e il “tempeh”, prodotti con la soia, sono una parte importante della dieta quotidiana degli abitanti dell’arcipelago. Seguendo la dottrina neoliberale, il paese aprì le frontiere all’importazione di prodotti agricoli, permettendo alla soia economica degli Stati Uniti di invadere il mercato.

Si distrusse completamente la produzione nazionale.

Oggi in Indonesia il 60% del consumo di prodotti basati sulla soia è importato. Inoltre lo scorso gennaio, prezzi da record della soia statunitense portarono a una crisi nazionale, dopo che il prezzo di “tempeh” e tofu (“la carne dei poveri”) raddoppiò in due settimane. Lo stesso scenario si può trovare in molti paesi, come per esempio in Messico con la produzione di mais. Deregolamentazione e privatizzazione di meccanismi di tutela stanno contribuendo all’attuale crisi. Le riserve nazionali di prodotti agricoli sono state privatizzate e ora sono gestite come compagnie transnazionali. Si comportano come speculatori invece di difendere e proteggere agricoltori e consumatori.
Così come in tutto il mondo sono stati smantellati i meccanismi per garantire i prezzi, come parte del pacchetto delle politiche neoliberali, esponendo produttori e consumatori alla loro volatilità. É giunta l’ora per la sovranità alimentare! A causa della crescita della popolazione mondiale (stimata fino al 2050) e del bisogno di affrontare i cambi climatici, il mondo dovrà produrre più alimenti negli anni a venire. Gli agricoltori sono in grado di rispondere a questa sfida, come hanno già fatto in passato.
Certo, la popolazione mondiale si è raddoppiata negli ultimi 50 anni, ma i coltivatori hanno aumentato la produzione di cereali anche più velocemente. Via Campesina crede che per proteggere la capacità di sostentamento, il lavoro, la salute delle persone e l’ambiente, la produzione agricola deve rimanere
nelle mani dei piccoli produttori agricoli e non può essere lasciata sotto il controllo di grandi compagnie o catene di supermercati. Gli OGM e l’agricoltura industriale infatti non provvederanno alimenti sani, anzi deterioreranno l’ambiente. Ricerche recenti mostrano che le piccole fattorie biologiche sono tanto produttive quanto le fattorie convenzionali, alcuni addirittura avanzano l’ipotesi che la produzione agricola mondiale potrebbe aumentare del 50% grazie all’agricoltura organica(3).
Per evitare che la crisi peggiori, i governi e le istituzioni pubbliche devono adottare politiche specifiche per proteggere la produzione dell’energia più importante del mondo: i prodotti alimentari.
I governi devono sviluppare, promuovere e proteggere la produzione locale, per essere meno dipendenti dalle fluttuazioni dei prezzi mondiali. Questo implica il diritto di ogni paese di controllare le importazioni di prodotti agricoli e il dovere di fermare ogni forma di food dumping. Devono anche organizzare (o mantenere) la gestione di meccanismi di riserva così come magazzini di stoccaggio e garantire prezzi base per creare condizioni stabili per i produttori.

Secondo Henry Saragih, il coordinatore generale di Via Campesina e leader dell’Indonesian Peasant's Union, «I coltivatori hanno bisogno di terra per produrre il cibo per le loro comunità e il loro paese. É arrivato il momento di sostenere riforme agrarie genuine per permettere all’agricoltura familiare di nutrire il mondo».

Ibrahim Coulibaly
, presidente del National Coordination of Peasant's organisation in Mali sostiene: «Per rispondere all’aumento estremo dei prezzi dei prodotti agricoli, il nostro governo ha deciso d’accordo con le organizzazioni di coltivatori di sviluppare e proteggere i mercati locali invece di aumentare le importazioni. L’aumento delle importazioni ci renderà solo più dipendenti dalla fluttuazione selvaggia dei prezzi del mercato globale.»

Via Campesina crede che la soluzione all’attuale crisi dei prezzi si trovi nella sovranità alimentare. Food sovereignty è il diritto delle persone a alimenti sani e culturalmente adatti, prodotti attraverso metodi ecologici e sostenibili, é il diritto dei governi di definire le politiche agricole del paese, senza danneggiare l’agricoltura di altri paesi. Ripone le aspirazioni e i bisogni di chi produce, distribuisce e consuma nel cuore del sistema e delle politiche agrarie, piuttosto che la domanda dei mercati e delle corporazioni. La sovranità alimentare da priorità all’economia e ai mercati locali e nazionali, e da potere ai coltivatori e all’agricoltura e produzione delle fattorie a gestione familiare.

Fonte: Altragricoltura

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