mercoledì 30 aprile 2008

Rifiuti zero dal 2020!

Salve,

Capànnori è stato il primo comune italiano che ha deliberato di passare al 2020 a Rifiuti zero e ad un anno da quella delibera ha organizzato un convegno internazionale sul tema. Ho partecipato ai lavori della prima giornata e ho raccolto alcune informazioni che ho sinteticamente trascritto di seguito.

Chi vuole, può leggere (in inglese) le presentazioni dei relatori sul sito www.ambientefuturo.org

Giovanni Iudicone

Di Ritorno da Capànnori

Nei giorni 26 e 27 aprile 2008 si è tenuto a Capannori (LU) un convegno internazionale su Prospettive locali, nazionali e internazionali di una strategia che avvicina al futuro. Capannori è stato il primo comune italiano a deliberare all’inizio del 2007 di volere raggiungere al 2020 l’obiettivo Rifiuti Zero.

La città toscana ha poco più di 45.000 abitanti distribuiti in 40 frazioni e dal 2005 ha voluto cambiare la metodologia di raccolta dei rifiuti urbani passando gradatamente dalla stradale al porta a porta.

All’epoca aveva una percentuale di raccolta differenziata non trascurabile, il 37%, ma dopo un anno, pur coinvolgendo soltanto il 32% della popolazione con la raccolta domiciliare, tale valore è schizzato al 54%. Alla fine di marzo 2008, con il 58% di popolazione servita con il nuovo sistema, ha raggiunto un livello di differenziazione del 65%. I 26.000 abitanti che praticano il porta a porta hanno raggiunto da soli una raccolta differenziata dell’82%.

Nella relazione introduttiva il sindaco ha riferito che la produzione dei rifiuti negli ultimi due anni ha fatto registrare una diminuzione del 2%, mentre prima cresceva ad un tasso annuo del 5%, dimostrando ancora una volta la forza educativa della raccolta domiciliare.

Il porta a porta è economicamente in pari e ha permesso la creazione di 35 posti di lavoro, oltre a garantire un maggiore decoro di un territorio a grande valenza turistica, trovandosi a pochi chilometri dal capoluogo, meta continua di turismo culturale.

Il risparmio sulle spese di conferimento agli impianti di rifiuti indifferenziati è stato notevole (supera i 2.300.000 euro) e il conto economico, tra spese contenute di smaltimento e ricavi derivanti dai contributi CONAI per gli imballaggi, ha consentito, oltre all’assunzione dei nuovi addetti, lo sconto del 20% sulla parte variabile della tariffa, che arriva al 30% in caso di autocompostaggio dell’organico da parte del cittadino.

Attualmente sono serviti 26.000 abitanti, ripartiti in 10.000 famiglie, e 1.770 utenze non domestiche; 2000 sono le famiglie che praticano l’autocompostaggio dell’organico.

I prossimi obiettivi a breve termine sono l’estensione del porta a porta a tutti i 45.000 abitanti e l’applicazione della tariffa puntuale, in modo da far pagare in relazione alla produzione dei rifiuti e non in base alla superficie e al numero dei residenti nell’appartamento.

La delibera comunale con la quale l’amministrazione ha deciso di mirare a “rifiuti zero” spinge ovviamente verso la riduzione della produzione dei rifiuti e su questa strada sono state messe in opera una serie di iniziative.

Dopo il compostaggio domestico si è pensato di intervenire sul massiccio uso delle bottiglie di plastica migliorando la distribuzione e la qualità dell’acqua pubblica attraverso l’individuazione della “Via della Buona Acqua”, un percorso che valorizza la presenza delle fonti con una cartellonistica stradale contenente anche le proprietà delle acque che ne sgorgano.

Nelle scuole si è passato all’ottima acqua del rubinetto, oltre all’uso delle stoviglie lavabili.

Un’azienda agricola ha aperto un lattomat per la distribuzione del latte sfuso a 2/3 del prezzo di mercato subito costretta per le richieste a raddoppiare il numero delle vacche e il Comune, da parte sua, ha vincolato tutti gli acquisti ad una procedura che dia preferenza ai prodotti con alto contenuto di materiale riciclato.

Se si allarga il discorso all’intero ambiente, una gestione di rifiuti sostenibile come quella del comune toscano deve inserire nel proprio bilancio, soltanto per la raccolta della carta che dal macero ritorna nel ciclo produttivo, il mancato abbattimento di circa 100.000 alberi e il risparmio di 3.000.000 di litri d’acqua; a questi vantaggi va aggiunta la mancata emissione di quasi 10.000 tonnellate di CO2.

L’obiettivo “rifiuti zero” al 2020 ha spinto l’amministrazione ad istituire l’Osservatorio verso Rifiuti Zero la cui presidenza è stata affidata ad un esperto internazionale, Paul Connett.

La prima azione dell’Osservatorio è stata l’analisi della composizione del 18%, residuo della raccolta differenziata della parte della città che è passata al porta a porta. Ne è venuta fuori la conclusione che almeno la metà di questo residuo è ulteriormente recuperabile e che sul resto occorre mettere in campo strategie opportune, come la riduzione dell’uso di materiali poliaccoppiati e l’introduzione tramite incentivi dei pannolini riutilizzabili.

Per ottenere i risultati riferiti sopra occorre avere convinto la popolazione della necessità del cambiamento di stili di vita e questo si raggiunge soprattutto con la credibilità degli amministratori; infatti, la nota straordinaria emersa durante il convegno è rappresentata dall’entusiasmo del sindaco e degli assessori che hanno sposato con grande convinzione l’obiettivo “rifiuti zero” riuscendo a trasferire tale entusiasmo alla popolazione.

Nessun commento: