giovedì 4 settembre 2008

Lobbycrazia e rifiuti in Campania: maggio 2009, il decreto legge che verrà (D.L.P.C.M.)

Maggio si è caratterizzato come il mese dei decreti legge, indipendentemente dal tipo di coalizione di Governo Nazionale. I DL del 2007 (maggioranza di centro sinistra) e 2008 (maggioranza di centro destra) dovevano fare scrivere, con la mano dello stesso Commissario di Governo Bertolaso, resa ferma, decisiva e infallibile da poteri speciali sempre più “invasivi” e preoccupanti, la parola fine all’annoso e costoso scandalo-emergenza rifiuti.

Il DL del 11 maggio 2007 “salvacampania” prescriveva la costruzione di 4 discariche; il Commissario di Governo Pansa invece di realizzarle ha provocato, dopo 7 mesi, la gravissima e inquietante crisi ambientale di dicembre. Il DL 90 del 23 maggio 2008 impone la costruzione e la militarizzazione di 3 nuovi inceneritori e di 10 discariche. L’attuale governo ha detto che con i poteri speciali e la militarizzazione avvierà e porterà a termine l’esecuzione delle costose opere appaltate rapidamente e disinvoltamente in situazioni emergenziali e quindi non nei modi previsti dalle leggi ordinarie. Solo così si salverà la Campania. L’inizio dell’attuazione del DL 90 è stato efficace come immagine in quanto l’informazione diffusa dai mass media ha fatto credere ai cittadini italiani che il problema sia un fenomeno locale causato dalla inciviltà dei campani e dall’incapacità degli amministratori locali condizionati dalla malavita organizzata e che solo negli ultimi mesi, grazie al governo di centro destra, è finalmente intervenuto lo Stato che in pochi giorni ha efficacemente avviato la risoluzione dell’annoso problema imponendo la costruzione militarizzata di inceneritori e discariche. Gran parte degli italiani, stanchi di subire gli effetti delle immagini negative degne di un paese sottosviluppato immerso, in parte, nell’immondizia, crede a questa versione mediatica anche se le cose non stanno così; in realtà, l’emergenza rifiuti è un’invenzione governativa di 14 anni fa. Tutti i commissari di governo sono stati nominati dal Presidente del Consiglio di turno per cui tutti gli “errori” e la non chiusura dello scandalo rifiuti sono imputabili direttamente allo “Stato”.

Tornando ai D.L. di maggio, si nota che i siti in cui realizzare le discariche sono stati scelti senza verifica di fattibilità geologica ed ambientale preventiva, come accaduto negli ultimi due anni anche per molti siti nei quali dovevano essere costruiti vari impianti, risultati improponibili, come poi ammesso dagli stessi commissari di governo (ad esempio Pianura e Ex Manifattura Tabacchi a Napoli; Somma Vesuviana alle falde del Vesuvio; Carinola e Pignataro Maggiore nel Casertano; Morcone nel beneventano; Perdifumo, Padula e Caggiano nel salernitano) o ad elevato impatto ambientale e socio-economico negativo (Basso dell’Olmo a Campagna; Valle Masseria a Serre;Coda di Volpe a Eboli; Ferrandelle nel casertano; Boscofangone a Marigliano; Giugliano ecc.).

Gli ultimi eventi hanno evidenziato che sono stati elaborati progetti sbagliati circa l’impatto dell’ambiente sulle discariche a Chiaiano e Sant’Arcangelo Trimonte. In quest’ultimo sito dove è attiva una delle sole due discariche in Campania, è stata realizzata una parte dell’impianto su un versante palesemente instabile contro ogni buon senso e senza il rispetto della normativa tecnica e delle prescrizioni stringenti della Commissione di Valutazione d’Impatto Ambientale regionale con il risultato che l’intervento ha innescato un fenomeno franoso che potrà provocare una nuova crisi ambientale. Il progetto di discarica a Chiaiano si basa su dati sbagliati, circa l’instabilità della cava, che possono mettere a rischio l’incolumità dei lavoratori. E’ già evidente che oltre ai buoni risultati sul piano mediatico, il D.L. 90 del 23 maggio 2008 non determinerà la chiusura dello scandalo-emergenza e che probabilmente, nonostante i poteri speciali e la militarizzazione, solo per l’incapacità (reale o programmata?) del Commissariato di Governo, fra qualche mese si avrà una nuova crisi. A questo punto lo Stato non potrà ammettere di avere sbagliato per cui occorrerà che si verifichi una vivace ribellione dei campani: la colpa della probabile crisi sarà, conseguentemente, attribuita ai cittadini e ai capopopolo, naturalmente condizionati dalla malavita organizzata, capaci solo di opporsi alle necessarie, giuste ed adeguate azioni dello Stato. Come un copione già sviluppato negli anni scorsi, probabilmente qualcuno si dimetterà pure e verrà sostituito da un nuovo personaggio che dirà “adesso sistemo tutto io”. Ma come, se nonostante la militarizzazione non è stato risolto il problema? No problem! Basterà un nuovo decreto legge di maggio, nel 2009. O si limiterà ulteriormente la democrazia per cui non si potrà nemmeno più parlare, i cittadini non potranno più denunciare gli errori clamorosi della vorace lobbycrazia e finalmente chi governa comanderà di fatto, avendo l’illusione di essere infallibile e la certezza di essere impunibile e di continuare a usare i soldi pubblici disinvoltamente facendo guadagnare società di ingegneria e imprese varie, naturalmente solo quelle adeguatamente referenziate che diano serie garanzie. Oppure…grazie ad un’opportuna nuova legge che imporrà il federalismo, il Governo nazionale potrà emanare un nuovo tipo di decreto legge che imporrà il ritiro dello Stato dalla ormai stantia “missione rifiuti”. Dopo avere imperversato per oltre 14 anni con vari commissari di governo che hanno speso somme enormi di denaro pubblico, in maniera illegale secondo le leggi ordinarie, favorendo guadagni facili alle lobbies che contano senza risolvere i problemi, il Governo potrà dire “coi poteri speciali vi abbiamo fatto un servizio che non dimenticherete, e ora, con il federalismo, sono fatti vostri”. Così finalmente i cittadini campani, che sono parte lesa nello scandalo rifiuti e che hanno pagato prezzi elevatissimi in termini di mancato sviluppo socio-economico e di dequalificazione ambientale, nel maggio 2009 probabilmente avranno un nuovo tipo di decreto legge: il D.L.P.C.M. (Decreto Legge Per i Cornuti e Mazziati). Campania, usa e… getta?

31 agosto 2008 Prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II

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Lobbycrazia e scandalo rifiuti in Campania: assaggio del futuro che verrà in Italia?

Non sottovalutiamo quanto sta accadendo da 14 anni in Campania: non commettiamo l’errore di considerare lo scandalo rifiuti un fenomeno locale. E’ stato ed è un affare di Stato, o meglio dei governi nazionali di turno a loro volta “ben visti” dalle lobbies più potenti che hanno beneficiato, tramite i vari Commissari di Governo, come ancora adesso avviene, dei poteri speciali, previsti dalle legge istitutiva del servizio di protezione civile nazionale (legge 225 del 1992), per spendere i soldi pubblici al di fuori delle leggi ordinarie. Se un sindaco spendesse i soldi pubblici come fa il Commissario di Governo verrebbe punito. Basta vedere chi ha eseguito le varie e costose opere per individuare gli artefici principali di questa lunga “messinscena”: le lobbies che contano in Italia grazie ai governi nazionali succedutisi dal 1994 che hanno diligentemente ascoltato i loro desideri avvalendosi di significativi consensi omertosi nelle amministrazioni locali e di indispensabili collaborazioni da parte di organizzazioni locali “non democratiche ed esplosive”. Parte lesa sono i cittadini campani, troppo distratti e troppo abituati a sopportare amministratori di basso profilo e ancora in parte increduli a riconoscere come “azione non esemplare” dello Stato l’”operazione monnezza", vero e proprio saccheggio spietato del territorio regionale e delle risorse finanziarie pubbliche attuata con una efficace, sia pur fragile, copertura giuridica (legge 225 del 1992). Ma quali sono i micidiali e ingegnosi caposaldi della “operazione monnezza” in Campania che possono essere esportati a scala nazionale? L’intuizione efficace e micidiale che ha avviato lo “scandalo rifiuti” è individuabile nell’esaltazione di un cronico problema regionale rappresentato dalla inadeguata amministrazione pubblica che ha sempre avuto difficoltà a risolvere la raccolta e smaltimento dei rifiuti. I rifiuti sono stati trasformati per legge in una situazione emergenziale di tale gravità da innescare l’applicazione della legge 225/92 che prevede l’uso di poteri speciali da parte di un commissario di governo, all’uopo incaricato dal Governo nazionale, senza limiti di tempo, finchè perdura lo stato emergenziale. La ricaduta più efficace di tale intuizione è rappresentata dalla possibilità di affidare incarichi di progettazione ed esecuzione lavori direttamente a soggetti ben referenziati senza rispettare le leggi che regolano la spesa pubblica: in tal modo il Commissario di Governo di turno ha avuto ed ha un potere insindacabile di tipo “dittatoriale”. Con tale potere, volendo, può agire in modo trasparente per il bene di tutti i cittadini ed ha la possibilità di risolvere rapidamente i problemi; se però non vuole risolvere le varie difficoltà nel minor tempo e con costi limitati, ha la possibilità di “deviare dalla retta via” favorendo (consapevolmente o inconsapevolmente) persone e imprese indipendentemente dalla qualità delle prestazioni. Numerose indagini della magistratura scaturite dalle attività amministrative commissariali, alcune ancora in corso che vedono coinvolti alcuni Commissari di Governo e collaboratori di primo piano, indicano che l’incredibile perpetuazione dell’emergenza rifiuti per oltre 14 anni è classificabile più come “operazione non esemplare” da parte di un apparato pubblico creato apposta per favorire una stravagante e allegra spesa pubblica. Chi ha guadagnato? Le lobbies che contano di livello nazionale hanno avuto modo di usufruire, grazie a trattative privilegiate, di consistenti appalti per realizzare opere che non hanno risolto l’emergenza. Una parte significativa di amministratori e politici nazionali e locali ha goduto di privilegi di vario tipo. La criminalità organizzata ha usato la situazione in tutti i modi essendo inserita anche nei posti di comando. La giustificazione del malgoverno prolungato è stata attribuita spietatamente ai cittadini campani dipinti come sporchi e cattivi e per di più sottomessi alla malavita organizzata, e all’incapacità delle amministrazioni locali. Vista l’abnorme durata dello scandalo rifiuti, i governi nazionali succedutisi dal 2004 si sono resi conto che lo Stato poteva continuare a tenere in vita il “sistema monnezza” solo con una crescente protezione giuridica e una militarizzazione senza più accentuata indispensabile, si dice e si diceva, per fare bene e presto spendendo i soldi pubblici senza andare troppo per il sottile (come sta avvenendo in questi mesi con gli appalti di ben tre inceneritori), coinvolgendo persone e imprese adeguate e ben referenziate. Il mancato completamento entro i termini previsti dell’inceneritore di Acerra, iniziato proprio con una dura repressione quattro anni fa in un’area non idonea e con un progetto sbagliato che è stato necessariamente modificato, non è imputabile alle azioni sovversive dei cittadini. E’ lo stesso “sistema monnezza” che è andato autonomamente in tilt! I poteri speciali hanno garantito, finora, l’impunibilità per gli attori principali e incrementato la militarizzazione del territorio per proteggere e nascondere gli errori ed imporre soluzioni inadeguate controllando gran parte dei mass media diventati, in prevalenza, diffusori di veline inoffensive; hanno ridotto la partecipazione democratica in Campania. Non c’è che dire! I risultati sono incoraggianti! Si può fare di più? L’esperimento Campania ha ingrassato le lobbies parassitarie consolidandone la posizione di comando su scala nazionale avvalorata anche dal controllo quasi totale dei mass media che contano. Chi ha pagato e chi è stato danneggiato? I cittadini campani e l’assetto socio-economico regionale. Attenzione! In assenza di una democratica opposizione politica a scala nazionale il “modello Campania” può aprire una via in discesa (condivisa dalle lobbies che appoggiano l’attuale opposizione, in attesa di diventare maggioranza) per il comando totale della lobbycrazia e per la restaurazione di un modo di vita, non molto democratico, dove chi comanda sono i potenti e chi governa lo fa essenzialmente per i loro interessi. Non ricorda un regime già sperimentato in Italia? O ci siamo già dentro?

31 agosto 2008 Prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II

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