mercoledì 3 settembre 2008

OGM. Per una “operazione di tracciabilità” José Bové e altri 11 attivisti rischiano il carcere

tratto da "Green Planet" - 29/08/2008

"Ho l'impressione che intendano farci pagare il fatto di avere avuto ragione troppo presto" I fatti risalgono al novembre 2006, il mais transgenico Mon810 è stato vietato in Francia nel 2008"*. Questo è quanto ha dichiarato mercoledì scorso José Bove, a margine dell'udienza del processo, in corso a Bordeaux, che lo vede accusato insieme ad altri 11 "faucheurs volontaires d'OGM" (letteralmente falciatori volontari), responsabili di una operazione di "tracciabilità" di mais OGM.

Il 4 novembre 2006 circa un centinaio di faucheurs, tra i quali Bové, si introducono nell'azienda di proprietà di Marc Giblet, a Lugos in Gironda, e "marchiano" con del mallo di noce (un colorante naturale) il mais transgenico presente in un silo, rendendo di fatto impossibile la commercializzazione di una parte delle 2000 tonnellate stoccate.
Inaspettatamente Giblet fa la sua comparsa e spara con il proprio fucile. Lo stesso è immobilizzato dai presenti nel giro di pochi attimi. In seguito utilizzerà il proprio 4X4 per tamponare le macchine di alcuni manifestanti.

Il processo. Il dibattimento processuale è iniziato il 10 luglio scorso a Bordeaux. Ma è nell'udienza di mercoledì che si dispiega pienamente il contraddittorio. Bovè e gli altri faucheurs sono accusati di distruzione di beni, Giblet di atti di violenza a mano armata, oltre a figurare contemporaneamente come vittima. Ma il confronto fra le parti va presto oltre i capi di imputazione: in aula si discute di OGM, di genetica, di agricoltori sottomessi allo strapotere delle multinazionali, di politica ambientale e legislazione, di azione non violenta. Ma nonostante la difesa abbia voluto imprimere alla discussione un alto profilo, il pubblico ministero Jérôme Bourrier, contrario a trasformare l'udienza in "tribuna politica e mediatica", ha richiesto una pena di otto mesi senza condizionale per Bovè (pene minori sono state richieste per gli altri 11 coimputati) nonché la sospensione dei civili e politici per quattro anni. Il pubblico ministero ha inoltre chiesto la pena di 10 mesi con la condizionale per Giblet.

È interessante notare in quale modo si articoli il confronto sugli OGM in Francia. Bové e gli altri attivisti si dicono costretti ad agire per cercare di bloccare una dinamica che temono possa divenire inarrestabile e che già ora pone forti problemi di giustizia sociale in paesi nei quali i piccoli agricoltori non godono di alcuna tutela. Alla richiesta di responsabilità e precauzione degli agricoltori si contrappone un'industria agro-alimentare che nonostante i recenti insuccessi (vedi appunto l'interdizione alla commercializzazione del mais Mon810) non sembra sostanzialmente intenzionata a cambiare il proprio business plan. La stessa discussione sulla politica ambientale francese, aperta al mondo associativo (la cosiddetta "Grenelle"
dell'ambiente), non ha saputo risolvere le contraddizioni e le grandi incertezze derivanti dalle applicazioni della ricerca genetica. Invece di risolvere la questione, la legge sugli OGM approvata nel maggio scorso, che rende legali le colture transgeniche e prevede il "reato di falciatura", ha generato forte malcontento nel mondo ambientalista. Per concludere il governo si dice proprio in questi giorni intenzionato a fare dello sviluppo verde il principale motore della crescita economica del paese. Se questo sia o meno un ulteriore tentativo di dotare finalmente la presidenza Sarkozy di un "brand" efficace, lo vedremo nei prossimi mesi.
(di Fiorenzo Fantuz - *Dichiarazione raccolta da Karine Ménégo dimetrofrance.com)

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