martedì 11 novembre 2008

Protesi al piombo: la Francia si interroga sulla pericolosità delle protesi extraeuropee a basso costo. E l’Italia?

Dopotutto sembra che gli odontotecnici italiani non siano i soli che considerano una grave carenza del sistema sanitario la mancanza di informazione del paziente sulla provenienza e sulle caratteristiche della protesi dentale utilizzata per curarlo.

La direttiva comunitaria che attualmente regola il settore dei dispositivi medici su misura, la 93/42/CEE, una volta recepita nell’ordinamento italiano con il D.Lgs n. 46 del 1990, , su questo specifico aspetto è stata disattesa, anche a causa di discutibili “interpretazioni” ministeriali. Le dichiarazioni di conformità che il fabbricante di protesi dentali è tenuto a consegnare al medico assieme al proprio lavoro non solo il più delle volte non vengono consegnate al paziente, ma quand’anche riescono a raggiungerlo non riportano né il nome dell’odontotecnico né il luogo di produzione.

Certamente è diritto del paziente/cliente richiedere copia del documento, ma, si sa, nella gran parte dei casi il paziente, ammesso che sia a conoscenza di questa sua prerogativa, si fida ciecamente di colui che lo sta curando.

E’ una fiducia ben riposta? Crediamo di sì, ma, come dimostrano i recenti casi emersi in Francia, esistono purtroppo anche delle eccezioni.

I media d’Oltralpe, hanno puntato i riflettori sul caso delle “protesi al piombo” che ha scosso il settore dentale francese, suscitando nell’opinione pubblica una certa apprensione e un interesse sulla questione della tracciabilità dei dispositivi medici.

Non possiamo fare a meno allora di notare alcune somiglianze tra la situazione della Francia e quella italiana, alcuni elementi che meritano la dovuta attenzione. E’ per questo che pubblichiamo di seguito il testo tradotto di un articolo pubblicato sulla rivista mensile Capital in uno speciale inserto dedicato alla salute, con la convinzione che una discussione su questo tema possa aiutarci a indirizzare il nostro legislatore, al momento del recepimento della nuova direttiva comunitaria sui dispositivi medici su misura (2007/47/CE), verso una più efficace tutela dei diritti e soprattutto della  salute del cittadino/paziente.

www.odontotecnici.net

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da Capital: Attenzione! Alcune protesi dentali sono infarcite di piombo

Per gonfiare i propri margini sulle corone, certi dentisti hanno finito per impiantarci non si sa cosa. A dispetto della nostra salute.

Ai tempi dei re, le corone si posavano sulla testa, ed erano d’oro. Oggi le si mettono in bocca e contengono… del piombo. In piccole dosi, fortunatamente, e ben nascosto nella ceramica. Ma comunque… Ammettiamolo, quando abbiamo deciso di fare analizzare quattro di questi denti sintetici in laboratori specializzati per controllarne la qualità non ci aspettavamo una simile scoperta. Certo, la scorsa primavera si era già trovata una protesi piombata nella bocca di un paziente – il caso aveva provocato anche uno scandalo. Ma erano gli Stati Uniti, e da noi ci si credeva immuni da questi derivati. Ci si sbagliava. I tassi di piombo rilevati nelle nostre quattro corone (tre provenienti dalla Cina, la quarta da un laboratorio francese) hanno di che preoccupare. L’inquinamento raggiunge 1000 PPM (parti per milione) per la più contaminata delle nostre “made in China”, cinque volte la concentrazione rilevata oltre Atlantico (210 PPM), e undici volte il tasso consentito nei giocattoli da Bruxelles! Ora, quando viene assorbito dall’organismo, questo metallo pesante può provocare delle alterazioni delle funzioni renali, anemia, problemi endocrini e anche degli aborti… “Non dovrebbe essercene nemmeno un’oncia nelle corone”, tuona Nicolas Thévenet, dell’Afssaps, l’agenzia di sicurezza sanitaria. “Questo pone un vero problema di salute pubblica”, conferma Jean-Claude Michel, della Confederazione dei Sindacati dentali. Sorprendente? Non tanto, in fondo. Perché alla fine, al di là delle loro virtù terapeutiche, la principale utilità delle corone sembra essere quella di permettere ai nostri 40.000 dentisti di fare dei buonissimi affari. Se in media essi dedicano un terzo del loro tempo lavorativo a installarle, esse costituiscono i due terzi del loro reddito. Certo che i professionisti della fresa non sono tutti famelici. Ma molti non esitano ad arrotondare il prezzo delle protesi per compensare la debolezza delle tariffe di altre cure. Risultato: è impossibile oggi farsi installare una protesi a meno di 450 euro – la tariffa media oscilla piuttosto intorno ai 700 euro. E, nei bei quartieri della capitale, non è raro dover sborsare 1000 euro (alle volte, con una parte in contanti). Anche includendo il prezzo delle cure (due ore al massimo), queste tariffe appaiono totalmente fuori misura. Una corona di qualità eccellente, rifinita in un laboratorio francese, viene in effetti tra i 100 e i 150 euro. Ma, per gonfiare un po’ di più i loro guadagni, numerosi professionisti del trapano non esitano a rifornirsi presso società che subappaltano all’estero, il più delle volte in Cina, ma anche in Madagascar, in Thailandia, o anche in Marocco. Oggi, in Francia, di affermate se ne contano più di una ventina. I loro prezzi sono imbattibili: partono da… 29 euro. Ancora rare fino a qualche anno fa, queste corone low-cost, di qualità a volte scadente, sono sempre più comuni.  “Rappresentano ormai circa il 30% del mercato francese”, stima Maurice Davois, il presidente dell’Unione nazionale dei protesisti dentali. E, contrariamente a quello che si potrebbe credere, sono lontane dall’essere riservate ai pazienti in CMU (servizio di base, ndt). “Si possono addirittura trovare a 1500 euro al pezzo negli studi lussuosi!”, assicura Alain Guillame, il proprietario della rivista “Technologie dentaire”. In generale, i medici si guardano dall’informare i loro pazienti sull’origine delle protesi (quand’anche la conoscano!) Ed è molto raro che si prendano la pena di verificare la loro composizione.  Una direttiva europea impone tuttavia la tracciabilità dei dispositivi medici, ma chi se ne preoccupa? Nessuno, sembra. Di sicuro non le autorità pubbliche francesi, che non controllano nulla e non hanno mai osato imporre ai dentisti un obbligo di informazione. Questo nuovo caso del piombo le costringerà a farlo?

Sandrine Trouvelot

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