mercoledì 3 dicembre 2008

Aiutare l'apicoltura europea.

Fonte: Parlamento Europeo

Aiuto finanziario alle aziende, indicazione del paese d'origine in etichetta e controlli sanitari sul miele importato. E' quanto chiede il Parlamento per far fronte alla crisi dell'apicoltura europea. Sollecita anche l'intensificazione della ricerca sui parassiti e sulle malattie che stanno decimando le api e sulle altre cause potenziali come le colture geneticamente modificate, nonché sul nesso tra la moria e l'uso di pesticidi, e misure per limitare i rischi di un'impollinazione insufficiente.

A fronte delle «gravissime difficoltà» che, in tutto il mondo, e in particolare in Europa, sta incontrando il settore dell’apicoltura, il Parlamento ha adottato - con 458 voti favorevoli, 13 contrari e 5 astensioni - una risoluzione in cui sollecita di reagire «senza indugio alla crisi sanitaria apicola in modo appropriato e con strumenti efficaci». Più in particolare, il parlamento esorta la Commissione a proporre un meccanismo di aiuto finanziario per le aziende del settore, in difficoltà a seguito della moria del loro patrimonio apicolo e a invitare tutti gli Stati membri ad assegnare aiuti immediati al settore. Anche perché il 76% della produzione alimentare destinata al consumo umano dipende da esso.
Inoltre, è del parere che occorra far fronte alla concorrenza sleale dei prodotti dell'apicoltura provenienti da paesi terzi che, per effetto di costi di produzione inferiori (in particolare per quanto riguarda i prezzi dello zucchero e della manodopera) penalizza il settore comunitario. Ritiene i «fondamentale» rendere obbligatoria l’indicazione del paese d’origine del miele d’api sull’etichetta. Mentre è «indispensabile» introdurre l'obbligo di analizzare il miele importato «per rilevare l'eventuale presenza di bacilli della peste americana».
Nel notare poi che tra i fattori all'origine della crisi sanitaria apicola sono da annoverare la presenza continua nelle arnie del parassita Varroa, la sindrome dello spopolamento degli alveari e la diffusione del Nosema ceranae, il Parlamento invita la Commissione ad intensificare quanto prima la ricerca sui parassiti e sulle malattie che stanno decimando le api, mettendo a disposizione ulteriori risorse di bilancio a tale fine. Accogliendo due emendamenti dei Verdi, l'Aula chiede maggiori ricerche anche sulle altre cause potenziali di questa moria: «l'erosione della diversità genetica e le colture geneticamente modificate».Invita poi Commissione e Consiglio a prendere in debita considerazione la salute delle api, le possibilità di commercializzazione dei loro prodotti e l'impatto economico sul settore «in tutte le discussioni e le future misure legislative concernenti la coltivazione nell'Unione europea di colture geneticamente modificate». 
Il Parlamento auspica inoltre l'avvio di una ricerca sul nesso tra la moria delle api e l'utilizzo di pesticidi - quali tiametoxame, imidaclopride, clotianidin e fipronil - «per adottare le misure del caso quanto all'autorizzazione di tali prodotti». La Commissione dovrebbe anche integrare la ricerca e la lotta contro le malattie delle api nella sua politica veterinaria.
Osservando che l’84% delle specie vegetali coltivate in Europa dipende dall’impollinazione, il Parlamento chiede alla Commissione di promuovere le misure necessarie per limitare i rischi di un'impollinazione insufficiente, tanto per gli apicoltori quanto per gli agricoltori, la cui produzione potrebbe aumentare considerevolmente. Invita infine la Commissione ad introdurre, nell’ambito della "valutazione dello stato di salute" della PAC, misure volte a creare zone di compensazione ecologica (quali i "maggesi apicoli") e chiede che queste aree siano situate nelle parti più difficili da coltivare, «dove piante quali la phacelia, la borragine, la senape selvatica o il trifoglio bianco potrebbero svilupparsi e rappresentare importanti fonti nettarifere nella zona di raccolta delle api».
L'apicoltura in Italia e in Europa
Nel mese di luglio, l'organizzazione delle imprese agricole Coldiretti, ha denunciato che la moria delle api non si traduce soltanto in un forte decremento della produzione di miele, ma mette a rischio la produzione di mele, pere, mandorle, agrumi, pesche, kiwi, castagne, ciliegie, albicocche, susine, meloni, cocomeri, pomodori, zucchine, soia, girasole e colza. Rilevava inoltre che le api sono utili anche per la produzione di carne con l'azione impollinatrice che svolgono nei confronti delle colture foraggiere da seme come l'erba medica ed il trifoglio, mentre la grande maggioranza delle colture orticole da seme si possono riprodurre grazie alle api come l'aglio, la carota, i cavoli e la cipolla. Ricordava, peraltro, che Albert Einstein aveva affermato: “se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita”. Coldiretti forniva poi i seguenti dati:

  • Le api concorrono per l'80% al lavoro di impollinazione;
  • L'alimentazione dipende per un terzo da coltivazioni impollinate attraverso il lavoro degli insetti;
  • In Italia ci sono oltre 1,1 milioni di alveari per un business di 60 milioni di euro;
  • L'impollinazione delle colture in Italia ha un valore stimato in 2,5 miliardi di euro all'anno;
  • Sono 50.000 gli apicoltori di cui 7.500 quelli “professionisti” che totalizzano un fatturato stimato in circa 25 milioni di euro;

Secondo i dati trasmessi dagli Stati membri relativi al 2005, il numero complessivo di apicoltori nella Comunità è di 593.000, di cui 17.986 sono considerati professionali (almeno 150 alveari). Per quanto riguarda la percentuale di apicoltori professionali, al primo posto si trova la Spagna con il 76% ed al secondo la Grecia. In assoluto, gli apicoltori professionali si concentrano in cinque Stati membri: la Grecia, la Spagna, la Francia, l'Italia e l'Ungheria. Il numero totale di alveari è di 11.631.300, di cui 4.321.901 appartenenti ad apicoltori professionali. In altre parole, il 3% degli apicoltori possiede all'incirca il 40% degli alveari. Gli Stati membri che hanno il maggior numero di alveari sono la Spagna, la Grecia, la Francia e l'Italia. Fra gli Stati membri che hanno aderito all'UE nel 2004, il numero di alveari più elevato è stato registrato in Polonia ed Ungheria.
Nel 2005/2006 la produzione totale di miele dell'UE, secondo Eurostat, era pari a 201.000 tonnellate, sufficiente a garantire un auto-approvvigionamento di poco superiore al 60%. Le maggiori produzioni si sono registrate in Spagna (32.000 t.), Germania e Ungheria (20.000 t.), Romania (18.000 t.), Grecia, Francia e Polonia (16.000 t.), e Italia (13.000 t.). A livello mondiale, il maggiore produttore è la Cina, mentre gli altri principali produttori sono gli Stati Uniti e l'Argentina, che raggiungono entrambi 85.000 t di miele.

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