lunedì 29 giugno 2009

La Commissione sulla 44/88 è al lavoro: ora si può vincere.

ALTRAGRICOLTURA SARDEGNA

Comunicato stampa 24 giugno 2009

La commissione “salva aziende colpite dalla 44/88” è finalmente al lavoro. E’ una vittoria del Movimento di lotta degli agricoltori e dei pastori sardi esecutati e di tutto il movimento sostenuto da Altragricoltura.

Ora non si sprechi questa straordinaria occasione: il Governo nazionale deve garantire i sei mesi di tempo previsti per legge per il lavoro della commissione adeguando nuovamente i tempi di scadenza per il blocco delle procedure esecutive. I Tribunali sardi devono interrompere qualsiasi procedura in cui vi è la presenza della legge 44/88

NOI TORNIAMO IN MOBILITAZIONE, DA OGGI IL COMUNE DI DECIMPOPUTZU E’ NUOVAMENTE PRESIDIATO E NEI PROSSIMI GIORNI ESTENDEREMO I PRESIDI E LE OCCUPAZIONI AD ALTRI COMUNI. IL NUOVO OBIETTIVO: LA DICHIARAZIONE DELLO STATO DI CRISI SOCIOECONOMICA PER TUTTO IL SETTORE AGROPASTORALE DELLA SARDEGNA

Ci sono voluti 625 giorni per vedere finalmente al lavoro la commissione che deve avanzare una proposta di soluzione per gli agricoltori sardi con le aziende vendute all’asta per effetto della legge regionale 44/88.

Il 2 di Ottobre del 2007 cinque agricoltori sardi hanno iniziato lo sciopero della fame a Decimoputzu chiedendo giustizia e denunciando che non era possibile perdere la terra perché la Regione Sardegna, le Banche ed il Governo nazionale si lavavano le mani per un problema determinato da una legge regionale dichiarata illegale dalla Commissione Europea. Quegli agricoltori chiedevano giustizia per loro, per tutte le 5.400 aziende agropastorali sarde coinvolte, per le circa 50.000 persone dell’indotto e per la dignità dell’isola. Non potevano essere lasciati soli di fronte alle Banche che chiedevano di rientrare improvvisamente dopo che gli era stato garantito un mutuo di lungo periodo che adesso veniva cancellato. Soprattutto, gli agricoltori non potevano rimanere soli di fronte al potere di Banche che avevano applicato le normative a loro vantaggio senza che la politica intervenisse per tutelare i diritti degli agricoltori e dei cittadini sardi nel mantenere lo straordinario tessuto produttivo della regione.

Ci sono voluti due scioperi della fame, una manifestazione a Roma con cinquemila agricoltori, una straordinaria pressione civile, la discesa in campo di tanti e tante a difendere le ragioni degli agricoltori sardi per avere il primo risultato sulla finanziaria del 2008: quello di una legge che riconosceva che eravamo di fronte ad un grave problema sociale che non poteva essere risolto dal rapporto fra gli agricoltori e le banche e, dunque, nominava una Commissione di esperti per avanzare una proposta di soluzione, stanziava diversi milioni di Euro e bloccava le aste e le procedure esecutive fino a quando la commissione avesse lavorato.

Quella Commissione doveva lavorare dal Primo dicembre 2008. In realtà ci sono voluti altri 534 giorni (un altro sciopero della fame, altre due occupazioni e una lunghissima e costante pressione sindacale)  prima che la Commissione finalmente si insediasse, come è accaduto la scorsa settimana, il 19 di Giugno 2009.

Sarebbe facile fare dell’amara ironia sui tempi della politica che, in fondo, era solo chiamata ad applicare una legge del Parlamento, se non fosse che i 534 giorni passati dalla legge che istituiva la Commissione sono un tempo terribile per le aziende sarde coinvolte. Tutto è diventato più difficile, la crisi si è allargata e si è estesa, quello che poteva essere fatto un anno e mezzo fa non potrà essere recuperato così facilmente.

Noi, ad ogni modo, ci abbiamo sempre creduto ed oggi rivendichiamo per intero la straordinaria possibilità che abbiamo aperto con la legge che abbiamo fortemente voluto che istituisce la commissione finalmente al lavoro.

Abbiamo scelto fin dal primo momento di non perseguire la strada legale, che pure altri hanno voluto intraprendere, perché pensavamo che nei tribunali gli agricoltori avrebbero avuto torto. Troppi ingarbugliata la situazione, troppo sbilanciato il rapporto di forze fra chi lavorava la terra rischiando il frutto del proprio lavoro, da una parte, e banche, Unione Europea, Regione Sardegna, Governo Italiano dall’altro.

Siamo stati facili profeti, avevamo ragione. La soluzione non può che venire dalla responsabilità della politica che ha la responsabilità di fronte ai cittadini sardi di difendere iul patrimonio di lavoro, saperi, cultura, economia garantito fin qui dalle aziende sarde.

La commissione dei tre esperti è li per questo: per dire al Governo Regionale e Nazionale ed al Parlamento quali sono le proposte e le misure anche di innovazione legislativa per sbrogliare la matassa ed evitare che le aziende chiudano. Per farlo dovrà lavorare, accertare, indagare, capire, individuare i meccanismi che non hanno funzionato e quelli che sono stati usati strumentalmente per arricchire qualcuno a danno di qualcun altro. Avrà bisogno di tempo e, dunque, dovrà usare tutti e per intero i sei mesi a sua disposizione per lavorare. Per questo chiediamo che il Presidente del Consiglio Berlusconi, in applicazione del dispositivo di legge invii immediatamente ai Tribunali di Cagliari una circolare esplicativa che chiarisca che i tempi del blocco delle procedure esecutive scadono sei mesi dopo l’insediamento della Commissione (dunque il 19 dicembre 2009) e che per blocco delle procedure deve intendersi “blocco di tutte le procedure, senza esculsioni, in cui sia presente un azione derivante dall’applicazione della 44/88”.

Lo consideriamo un atto dovuto ed urgente, visti i cinque mesi di tempo che fra Governo nazionale e Regione Sardegna si sono persi inutilmente da Gennaio scorso.

E’ evidente che se questo non dovesse avvenire, il nostro giudizio positivo sull’avvio dei lavori della Commissione, cambierebbe e NOI NON PARTECIPEREMMO AD ALCUNA INIZIATIVA DELLA COMMISSIONE senza queste garanzie pregiudiziali.

Oggi, però, volgiamo sottileneare il risultato positivo conquistato dalla lotta: si può fare e si può tornare a vincere in nome delle ragioni del lavoro e della dignità.

Con questo spirito ieri l’assemblea affollata convocata nelle Sala del Comune di Decimoputzu ha deciso di tornare in agitazione e di tornare a Presidiare il Comune. Altri comuni occuperemo nei prossimi giorni. L’obiettivo: vincere sulla vertenza della 44/88 ed estendere la mobilitazione per la richiesta dello stato di crisi per tutto il settore agropastorale sardo.

L’assemblea di Decimoputzu ha deciso di chiamare su questo obiettivo tutte le altre organizzazioni e realtà sindacali ed associative che si occupano di agricoltura in Sardegna a coordinare gli sforzi, a costruire momenti unitari per costruire un fronte ampio per una vertenza che riguarda tutti gli agricoltori, i pastori ed i cittadini sardi: quella per riconquistare la dignità ed il diritto a produrre ed al lavoro.

Per intanto la prima disponibilità è arrivata in assemblea ieri sera stessa: Francesco Erbì, presidente provinciale della CIA di Cagliari, è intervenuto dando la disponibilità a coordinare le iniziative e gli obiettivi ed invitando Altragricoltura al confronto su iniziative già in corso da parte della sua organizzazione

Nelle prossime ore Altragricoltura contatterà le altre associazioni ed organizzazioni per verificare la disponibilità al lavoro comune.

Nessun commento: