venerdì 25 settembre 2009

FERROVIE: Apprendisti allo sbaraglio.

Riprendiamo e pubblichiamo il testo apparso su Il Manifesto del 22 settembre 2009.

La Redazione ACU

 

di Francesco Piccioni
Due vagoni finiti in un cortile, una tragedia solo rimandata Nella notte di domenica deraglia un treno vuoto nella stazione di Milano.
Piovono treni, ma la situazione «è normale». Nella tarda serata di domenica (intorno alle 22,30) un treno passeggeri vuoto è deragliato nell'area della stazione di Milano. Due vagoni sono precipitati dalla massicciata sopraelevata di viale Monza, all'interno di un cortile condominiale, sfondando parzialmente il tetto di un capannone dove - di giorno - si fabbricano pupazzi. Il convoglio andava dalla testa del binario (a conclusione della corsa) al «parco di sosta», distante meno di un chilometro, in attesa di essere rimesso in servizio. Un solo macchinista alla guida, secondo i dettami di Trenitalia, che intende risparmiare su tutto, soprattutto sul personale. Un solo ferito leggero: lo stesso macchinista, che ha riportato varie contusioni e - ancora in stato confusionale per l'impatto, mentre era ricoverato in ospedale - ha detto appena poche parole alla Polfer: «il treno si è mosso da solo», mentre era lui sceso per rimuovere un «dispositivo tecnico». 
Tre le inchieste aperte sull'incidente: una «tecnica» delle ferrovie, una della Regione Lombardia e un'altra, ovviamente, da parte della magistratura.
La nota ufficiale di Trenitalia - che non ha però fornito risposte alle nostre domande - ricostruisce la dinamica in questo modo: «un treno vuoto è deragliato in un'area completamente lontana dalle linee percorse dai convogli; al momento dell'incidente tutte le apparecchiature della stazione ferroviaria funzionavano regolarmente e l'infrastruttura ferroviaria era in condizioni ottimali. Pare che nel corso delle operazioni di ricovero sia stato superato un segnale disposto sul rosso». La Polfer, dal canto suo, conferma: «il treno ha imboccato un binario sbagliato per un errore umano in frenatura». La teoria, in conclusione, è esplicita: «si è trattato solo di un errore umano».
Che ci sia stato questa volta appare certo. Si tratta solo di stabilire da parte di chi. Intanto: non è affatto vero che il treno sia uscito «in un'area lontana dalle linee percorse dai convogli». Un altro treno passeggeri, pieno di gente, si è infatti fermato all'improvviso all'imbocco della stazione, perché si è trovato la strada sbarrata dai vagoni riversi sulla massicciata. Per tutta la giornata, infine, decine di telecamere e macchine fotografiche hanno immortalato il mitico «Frecciarossa» e altri treni sfiorare a passo d'uomo le vetture di traverso. Non male, come «fedele ricostruzione».
Il dato più importante è però un altro. Il macchinista alla guida era in realtà un apprendista. Piemontese del Verbano, assunto per la formazione nel corso del marzo 2006, con un contratto in scadenza a gennaio 2010; impossibilitato perciò a rifiutarsi di obbedire a un ordine. E' una delle novità previste dalle «liberalizzazioni» in materia di lavoro. Contratti della durata di 46 mesi, paga da fame. In teoria - stando alla definizione di «apprendistato professionalizzante» - avrebbero dovuto stare a bordo solo in compagnia di un macchinista esperto o di un«tutor». Ma allora dov'è il guadagno per l'«impresa» Fs? Ecco che un decreto del 2003 stabilisce la possibilità che un apprendista possa essere «istruito» anche «tramite lo strumento della formazione a distanza e strumenti di e-learning». Senza stare a distinguere tra un ragioniere e uno che porta un treno. Particolare raccapricciante: ogni tutor può essere abilitato a seguire - 24 ore su 24 - fino a cinque apprendisti. Via telefono.
Le Fs diranno sicuramente: «quel macchinista aveva ottenuto la patente». Vero. Dopo due anni l'apprendista viene esaminato ed eventualmente promosso. Peccato che - non molto tempo fa - la patente non permetteva di per sé di guidare da soli. Bisognava fare almeno 4 anni di «esperienza». Più che logico. Ora invece Fs non bada più a certi dettagli. E' diventato «normale» che una persona ancora inquadrata come apprendista - certo munita di «patente» - guidi un convoglio da solo. Quando va bene con un capotreno come tutor, se no con un «secondo» apprendista, magari «senza patente».
Un «errore umano» c'è stato certamente: ma l'ha commesso chi ha deciso che si possa «normalmente» mandare da solo, di notte, in piena stazione di Milano o su una qualsiasi altra tratta, un ragazzo di 30 anni alla guida di una macchina d'acciaio da qualche decina di tonnellate. Non c'è da stupirsi che poi piovano treni al centro di Milano.

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