sabato 10 ottobre 2009

Ordini per telefono: si può richiedere copia della registrazione

 

Il Garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che l’utente telefonico quando venga chiamato, anche contro la propria volontà, dagli operatori delle aziende telefoniche possa richiedere la registrazione della conversazione. Infatti, le aziende sostengono che taluni contratti vengono accettati dai cittadini grazie al loro consenso telefonico sostenendo di aver ricevuto il via libera dagli interessati. Ebbene ora, questa libera interpretazione delle conversazioni telefoniche è finita, e le aziende devono da oggi stare molto attente. Invitiamo tutti i consumatori a pretendere tale registrazione e comunque farsi sempre ripetere,almeno due volte, quello che viene proposto nelle offerte telefoniche.

La Redazione ACU

Riportiamo da “GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI, NUM.329 DEL 9 OTTOBRE 2009, ANNO XI. www.garanteprivacy.it”:

 

Anche la voce è un dato personale

La registrazione di un colloquio telefonico che comporta l’attivazione di un nuovo servizio commerciale deve essere resa disponibile all’interessato che ne faccia richiesta: non è sufficiente che l’azienda gli fornisca la trascrizione dei contenuti della conversazione.

Lo ha stabilito il Garante privacy (con un provvedimento di cui è stato relatore Giuseppe Fortunato) accogliendo il ricorso di un consumatore che contestava l’attivazione di un contratto da parte di un gestore telefonico attraverso la prassi del “verbal ordering”, ovvero la chiamata con la quale avrebbe aderito ad una proposta commerciale. Il ricorrente aveva chiesto alla società telefonica una copia della registrazione del colloquio. Il gestore aveva fornito all’interessato solo una sintesi scritta dei contenuti di quella telefonata. Insoddisfatto del riscontro ottenuto l’utente si era rivolto all’Autorità.

Nel dare ragione al ricorrente il Garante ha precisato che anche suoni ed immagini costituiscono dati personali rispetto ai quali gli interessati possono far valere i diritti loro riconosciuti dalla normativa in materia di privacy. Il diritto di accesso ai dati personali contenuti nel “verbal ordering” non può, dunque, ritenersi pienamente soddisfatto dalla trasposizione fornita dall’azienda, in quanto solo la registrazione consente di accedere al dato vocale. L’Autorità ha quindi ordinato al gestore di mettere a disposizione del ricorrente la registrazione del colloquio telefonico.

“Tutelare i propri diritti – ha dichiarato il relatore Giuseppe Fortunato – significa anche essere garantito rispetto alle proprie parole dette che restano proprie anche se in possesso altrui”.

Nessun commento: