martedì 6 ottobre 2009

Zaia e il dialetto.

Entro il 2010 le etichette sui prodotti tipici saranno bilingue: nome in italiano e dialetto. Associare ad ognuno di essi il nome locale è quindi un'occasione per rivendicare la storia che c'è dietro ad ogni prodotto tipico. Perché la vera lingua dei nostri prodotti è quella del territorio ". Lo ha detto il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia, durante il programma Tv KlausCondicio condotto da Klaus Davi e in onda su You tube.

Prendendo per buona la notizia, siamo in attesa di vedere come si concretizzerà l’idea di affiancare al nome in italiano anche il nome in dialetto, ma devo dire fin da adesso che non mi sembra un’idea particolarmente luminosa né che i consumatori/cittadini si aspettano da un’etichetta di sapere qual è il nome in dialetto della specialità che stanno acquistando. Le etichette sono già adesso, in molti casi, di difficile lettura, intesa sia in senso letterale, per i caratteri troppo piccoli, sia in senso di interpretazione per la quantità e qualità del messaggio veicolato. Da un’etichetta ci si aspetta, piuttosto, un’informazione più precisa e completa, in particolare sugli ingredienti minori, sulla presenza di OGM, sulle modalità di conservazione domestica o dopo l’apertura della confezione. Ci si aspetta che possa essere letta anche se non si dispone di lente di ingrandimento e, soprattutto, che non riporti affermazioni fuorvianti se non addirittura false. Ma poi, quale dialetto sarà scelto per designare, per esempio, il formaggio DOP Grana Padano, che è trasversale ad almeno 3 regioni? Per par condicio si dovrebbe mettere il nome dialettale lombardo, veneto, emiliano, già ma quali sono? Zaia fa minga el barlafus.

Emilio Senesi, senesi1@yahoo.com

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