giovedì 5 novembre 2009

Risparmio, finanza e neuroendocrinopsicologia.

D.r  Salvatore  Cammarata

Il 15 ottobre 2008, col fallimento della Lehman Brothers è iniziata quella che è stata considerata la crisi economico-finanziaria più grave dopo quella storica del 1929. Ad inizio del 2004 c’era stata quella colossale legata agli scandali della Cirio e della Parmalat, in Italia, e delle Enron e della World Com, in U.S.A. Circa dieci anni fa, l’altra di livello mondiale che aveva riguardato i titoli tecnologici. Altre, considerate “minori”, si sono verificate durante tale periodo. Tutte sono state caratterizzate da guadagni ingenti, per i grandi speculatori, persino nelle fasi di “bear” (per le speculazioni al ribasso) e da perdite più o meno ingenti, per i medi e piccoli risparmiatori; a volte, anche da reazioni psicopatologiche dettate dalla disperazione di questi ultimi (per lo più, reazioni omicidiarie o suicidiarie).
Negli ultimi tempi, tante “anime belle” che predicavano ideologicamente il valore assoluto del “libero mercato” o che, in base alla concezione dell’”homo oeconomicus”, teorizzavano “mercati efficienti” come risultati delle interazioni finanziarie competitive frutto di valutazioni razionali dei “traders” (tra questi, per esempio, l’economista Paul Samuelson) si sono dovute ricredere. Tra loro ci sono stati persino governanti che, in contraddizione coi loro precedenti princìpi e teorie, sono ricorsi ad interventi statali, per condizionare positivamente i mercati che, altrimenti lasciati “liberi”, chissà fin dove sarebbero sprofondati. Altri si sono resi conto che bisogna dare delle regole ai mercati, se si vuole evitare che quelle crisi si ripetono.
Nei regimi autoritari comunisti la massificazione e la deresponsabilizzazione ideologizzate degli individui, da un lato, e gli eccessi di regole e controlli statali razionalizzati, dall’altro, soffocavano i talenti individuali e finivano con l’impedire lo sviluppo socio-culturale ed il benessere economico sociale che predicavano. Nel mondo occidentale liberisti e liberalisti fondamentalisti, che teorizzano la totale libertà d’azione individuale, a fondamento dello sviluppo umano generale, accettando solo alcune regole dei rapporti giuridici, commerciali e finanziari, facilmente aggirabili da esperti nei rispettivi campi, finiscono col favorire il ritorno a primitive condizioni di vita sociale favorevoli ai più potenti. Cioè, senza una adeguata cornice di regole entro le quali deve potersi muovere ogni individuo si rischia di far valere, di fatto, un’unica legge: quella del più forte; cioè, la “legge della jungla”. Si pensi che nella sola vicenda di Parmalat pare che sono stati 800.000 i piccoli risparmiatori truffati per circa 37 miliardi di euro! Di gran lunga peggio è andata a quelli americani  che, alle soglie della pensione, sono stati derubati dei loro risparmi da coloro ai quali li avevano affidati, per trascorrere serenamente gli ultimi anni della loro vita! E’ necessario creare delle regolamentazioni più trasparenti delle contrattazioni, responsabilizzare maggiormente i “brokers” e proteggere maggiormente i piccoli e medi risparmiatori dallo strapotere di coloro che manovrano grandi capitali e/o gestiscono grandi organizzazioni economico-finanziarie e sono in grado di prendere decisioni che tengono segrete, allo scopo di sfruttare i piccoli e medi capitali dei primi: una sorta di “mercato sociale” alla tedesca.
Diversamente, la tendenza al risparmio di molti individui e famiglie, utili a far fronte ad eventuali carenze o bisogni o finalizzata all’ottimizzazione delle risorse a disposizione, che accomuna l’uomo a molte razze di animali (si pensi, per esempio, ai cani, ai castori, alle ghiandaie o Garrulus glandarius, alle api, alle formiche, etc.); molto probabilmente, per una comune origine biologica, finalizzata alla sopravvivenza del singolo (individuo), del gruppo (famiglia) e della specie (società), verrà sfruttata ancora; anziché, rispettata e valorizzata.
Da parte loro, i piccoli e medi risparmiatori, prima di fare investimenti economico-finanziari, dovrebbero affidarsi ad esperti di loro fiducia che li consiglino nel loro interesse, non in quello delle organizzazioni di cui fanno parte, od informarsi sull’andamento dell’economia, della finanza, della politica, della società e persino dei fatti di cronaca che possono incidere sull’andamento dei mercati (aspetti cognitivi). Dovrebbero informarsi persino sui fattori biologici che possono incidere sulle decisioni economico-finanziarie. Si pensi, per esempio, alla tendenza, che si verifica soprattutto durante le crisi economico-finanziarie, della maggior parte degli investitori non professionisti a trattenere in portafoglio i titoli in perdita ai quali sono “affettivamente” più legati. Una sorta di “avversione alla perdita” che accomuna l’uomo alle scimmie, secondo un esperimento svolto alla Yale University, durante il quale esse resistevano a scambiare finte monete con banane (aspetti neurologici). Si pensi anche al testosterone che aumenta il senso di sicurezza e, di conseguenza, la audacia e spinge soprattutto i “traders” maschi giovani e giovani-adulti a fare operazioni rischiose. In un esperimento svolto all’Università di Cambridge è stato osservato che queste ultime venivano effettuate soprattutto nelle transazioni delle prime ore del giorno, quando, secondo rilevazioni dei livelli di testosterone fatte nella saliva, essi risultavano più alti (aspetti endocrinologici)! Lo scopo è aumentare le competenze, equilibrare le decisioni, diminuire i rischi e migliorare le “performances” personali.
Nella crisi economico-finanziaria di cui si è detto all’inizio l’Italia (che era stata prima criticata, perché considerata arretrata, rispetto all’uso di prodotti finanziari e pratiche creditizie ad altissimo rischio come i “derivati” ed i mutui “subprime”) si è trovata meglio di altre nazioni (si pensi agli U.S.A., alla Gran Bretagna o, persino, all’Irlanda (che erano considerate più evolute, da tali punti di vista), proprio perché da noi le tradizioni culturali favorivano, più che in quei Paesi, la tendenza al risparmio di individui e famiglie e l’uso di regole bancarie e finanziarie più rigide che hanno protetto maggiormente i piccoli e medi risparmiatori dai tentativi di speculazione di politici, finanzieri, banchieri e persino singoli bancari “sciacalli”, attenti più agli interessi di “budget” dei loro uffici che non a quelli di risparmio dei loro clienti.

Bibliografia dell’autore sull’argomento.

Cammarata Salvatore – Riflessioni sul Convegno “Marketing e Psicologia”– Psicologi & Psicologia
                                       in Sicilia, Anno I, n. 1, ottobre 2003.
Cammarata Salvatore – Risparmio, mercato e legge della jungla – Secolo d’Italia, 27-02-2004.
Cammarata Salvatore – New economy, la ricchezza è in linea – Secolo d’Italia, 20-05-2000.

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