mercoledì 2 dicembre 2009

I Giudici di Pace scioperano per una settimana.

La crisi dell'organizzazione della giustizia in Italia sta raggiungendo limiti inaccettabili. I Giudici di Pace chiamati a gestire 2,5 milioni di procedimenti sono alla paralisi. A Roma le loro sentenze sono in ritardo di un anno. Coloro che pagano maggiormente questa situazione sono proprio i comuni cittadini. ACU condivide le ragioni dello sciopero nazionale.

La Redazione ACU

 

Roma 1 dicembre 2009

UNIONE  NAZIONALE GIUDICI  DI PACE  * unagipa *

COMUNICATO STAMPA

L’Unione Nazionale di Giudici di Pace ha proclamato uno sciopero nazionale con astensione da tutte le attività istituzionali dal 14 al 18 dicembre p.v. L’Unione ha deciso l’astensione dopo avere esperito infruttuosamente le procedure di raffreddamento previste dal Codice di autoregolamentazione.

L’Unione denuncia:

1) La situazione di precarietà e di grave illegalità nel trattamento della categoria, che richiede la rinnovabilità dei mandati fino a 75 anni e le tutele previdenziali, retributive e ordinamentali previste dalla Costituzione.

2) Le gravissime disfunzioni organizzative degli Uffici del Giudice di Pace determinata dalla: a) assoluta insufficienza del personale amministrativo in servizio, carente del 50% rispetto alle necessità, che, nella sede di Roma, ha creato, tra l’altro, un ritardo di un anno nella pubblicazione delle sentenze.

b) irrazionale distribuzione dei giudici sul territorio, con enormi differenze dei carichi di lavoro da ufficio a ufficio (fino a 500 volte).

A seguito dell’aumento delle competenze civili (raddoppio della competenza generale per valore, aumento delle competenze in materia di sinistri stradali, assegnazione delle cause da ritardato pagamento delle prestazioni previdenziali) e penali (reato di immigrazione clandestina), che comporteranno un carico di lavoro complessivo di circa 2,5 milioni procedimenti l’anno, senza la normalizzazione e la legalizzazione della condizione della magistratura di pace, si arriverà nei prossimi mesi alla completa paralisi degli uffici ed all’impossibilità di garantire l’assolvimento dei loro compiti istituzionali, con particolare riferimento alla ineseguibilità delle espulsioni ed alla improcedibilità dei reati di immigrazione clandestina.

Il Presidente Nazionale Il Segretario Generale

Gabriele Longo Alberto Rossi

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