giovedì 3 dicembre 2009

Il reparto di frutta e verdura che vorrei al supermercato...

Pubblichiamo un articolo apparso sulla Newsletter di FreshPlaza e, a seguire, un intervento del dott. Emilio Senesi, esponente della Presidenza Nazionale dell'ACU.

La Redazione ACU

A cura di Rossella Gigli
Il mondo dell'ortofrutta sta attraversando un momento difficile e tanto più pericoloso in quanto le imprese rischiano di rimanere avvinghiate al solo elemento critico del prezzo alla produzione, in un tiro alla fune con la GDO (Grande distribuzione organizzata) che finirà per far volare i più deboli gambe all'aria.
Quello di cui abbiamo disperatamente bisogno al momento non sono le polemiche, gli scontri e le tensioni all'interno della filiera né le forzature e le lotte al centesimo di euro sui prezzi. Quello di cui abbiamo bisogno - e in fretta - è di mettere insieme nuove idee, per rivoluzionare completamente il ruolo che i prodotti ortofrutticoli rivestono nell'immaginario collettivo dei consumatori, il modo in cui essi vengono percepiti e, conseguentemente, valutati e remunerati. Ne beneficerebbe tutta la filiera.
Avemmo già modo di affrontare il tema in un nostro precedente editoriale ("Prodotti ortofrutticoli: il mercato ne conosce il prezzo, ma non il valore"), ma oggi vogliamo offrire un contributo di carattere più propositivo e fattivo, in modo da avviare un dibattito sul tema e sollecitare la nascita e lo scambio di altre idee da parte di produttori e distributori.
La farmacia naturale
Il popolo italiano sembra essere affetto da una perenne atteggiamento ipocondriaco: i consumi di medicinali sono elevatissimi, ai primi posti in Europa, e l'attenzione alla salute e alle cure mediche sconfina alle volte in una vera e propria ossessione. In sintesi: siamo un popolo di farmaco-dipendenti.
Immaginiamo allora per un attimo che il reparto di frutta e verdura del supermercato decida di trasformarsi in una sorta di "farmacia naturale". Le proprietà benefiche e salutari di ogni singolo prodotto ortofrutticolo sono infatti tanto notevoli e comprovate scientificamente quanto quelle di molti farmaci da banco. L'unico problema è che queste virtù sono spesso ben poco note, soprattutto per quanto riguarda gli ortaggi o la frutta esotica.
Supponiamo allora di arricchire il reparto ortofrutta di cartelli esplicativi, ingentiliti da immagini e disegni, nei quali si dia conto del contributo di ogni singolo articolo al contrasto/prevenzione di determinate patologie. I cartelli potrebbero inoltre costituire un'ottima occasione per inserire consigli di preparazione/consumo del prodotto o illustrare - dato che se ne sta perdendo la consapevolezza tra il pubblico - quale tipo di pianta dia i natali a un certo frutto o a un certo ortaggio.
Il consulente naturale
Ma non mettiamo limiti all'immaginazione. Perché non contemplare la possibilità, sulla scia di quanto già avviene nelle iniziative di promozione in store, di ingaggiare un/una giovane nutrizionista neo-laureato/a che, con tanto di camice bianco (magari decorato con immagini di frutta, verdura e spezie) sia a disposizione dei clienti per ogni ulteriore consiglio/suggerimento dietetico e salutistico? Si potrebbe inserire il nutrizionista nel comparto ortofrutta nei giorni o nelle fasce orarie di maggiore affluenza, per esempio.
Denominando questa figura con un nome accattivante tipo "Il Consulente Naturale", avremmo fatto un gran servizio ad una riformulazione concettuale dei prodotti ortofrutticoli nella testa e nelle abitudini dei consumatori, i quali - in prospettiva - forse saranno anche disposti a pagare per i prodotti freschi almeno tanto quanto oggi spendono in vitamine, integratori, prodotti dietetici e centri estetici! Ci perderebbe qualcuno o ci guadagnerebbero tutti, acquirenti compresi, da un'idea del genere?
Per suggerire altre idee e avanzare altre proposte per il reparto ortofrutta dei supermercati, scrivete alla Redazione: rossella@freshplaza.it

Data di pubblicazione: 03/12/2009

*** *** ***

Come esponente della Presidenza nazionale di ACU-Associazione Consumatori Utenti e in virtù della mia esperienza come ricercatore scientifico nel settore, vorrei intervenire in merito all’articolo “Il reparto di frutta e verdura che vorrei al supermercato”. Non ho nulla da eccepire sulla necessità di incrementare il consumo di frutta e verdura, soprattutto in alcune fasce di consumatori non necessariamente “a rischio”, per esempio i bambini e gli anziani. Anzi, è il caso di sostenere campagne promozionali a tutti i livelli, perché il concetto che mangiare frutta e verdura “fa bene” mi sembra sia già acquisito, almeno in parte della popolazione. Ma le campagne promozionali necessitano di un “promotore” e di finanziamenti. E qui sta il problema. Ma non è l’unico.

I concorrenti dei supermercati sono:

i negozi tradizionali (“gli ortolani”), che in alcune città, per esempio a Milano, sono gestiti prevalentemente da famiglie di origine pugliese; offrono, quasi sempre, un servizio altamente professionale sia in termini di qualità sia di assortimento, con un limite nel prezzo di vendita;

gli ambulanti, che, sempre a Milano, coprono tutta la città e offrono un servizio concorrenziale per quanto riguarda i prezzi, ma non sempre, a mio avviso, sul versante della qualità;

i “farmers market”, realtà nata di recente sulla quale non esistono ancora elementi concreti di giudizio, anche per le diversità geografiche e socio-economiche; a mio avviso sono promettenti e possono integrarsi con successo nel panorama dell’offerta;

la vendita diretta del produttore; la qualità potrebbe essere ottimale ma il problema è che non può essere considerata una soluzione valida sui grandi numeri; per forza di cose resterà una nicchia di mercato;

i “GAS” (gruppi di acquisto solidale) che sono attivi soprattutto nelle città e che sono spesso formati da persone molto sensibili ad argomenti come salute, qualità, trasparenza, costo.

Non volevo fare il compitino, ma solamente affermare il concetto che in un libero mercato ognuno deve essere capace di ritagliarsi il proprio spazio.

Venendo alla GDO e ai super-e ipermercati, a mio parere il difetto del reparto ortofrutta è quello di offrire un prodotto che, per forza di cose (esigenze logistiche, grossi quantitativi, limiti di prezzo) non può essere personalizzato. Per esempio, in molti casi la frutta e alcuni ortaggi destinati alla GDO hanno un livello di maturazione diverso (cioè viene raccolta in anticipo) da quello ritenuto ottimale per le caratteristiche qualitative, soprattutto in termini di consistenza, sapore e aroma. Il consumatore che acquista frutta e ortaggi alla GDO spesso non è soddisfatto oppure non riesce a godere appieno delle caratteristiche sensoriali. L’acquirente di frutta e verdura della GDO è quindi attirato da fattori come la comodità, il prezzo piuttosto che da altri elementi quali la salubrità, la trasparenza, la qualità, il servizio. Le stesse modalità di esposizione sono criticabili e largamente migliorabili; per esempio nei mesi estivi quasi mai si vede della frutta o degli ortaggi freschi mantenuti in un espositore refrigerato. Negli Stati Uniti è norma esporre meloni, cocomeri a fette mantenuti in banchi con ghiaccio a scaglie, come fossero dei branzini! (Se interessati ho le foto).

Le iniziative da prendere sarebbero parecchie. Il” consulente naturale” potrebbe essere una, ma anche più semplici iniziative avrebbero un grande impatto sui consumatori. Per esempio la settimana dei carciofi (il primo che mi viene in mente), con materia prima proveniente da diverse zone produttive italiane e comunitarie, con spiegazioni e illustrazioni di ricette, adatte specialmente a bambini e ragazzi, con cartelli e filmati che fanno vedere il ciclo produttivo, con esperti che spiegano i criteri di scelta, i controlli e le analisi eseguite.

A questo punto non resta che produttori, consumatori e distributori si siedano intorno a un tavolo e discutano il da farsi in modo trasparente. Noi siamo pronti a fare la nostra parte.

Intanto possiamo iniziare a raccogliere i suggerimenti dei nostri lettori.

Emilio Senesi

Nessun commento: