mercoledì 17 marzo 2010

TAV: Principio di incendio sull’Eurostar. Tre ore nel tunnel per 400 persone

Riceviamo, purtroppo,  un'altra grave segnalazione dal giornale Ancora in Marcia! che pubblichiamo.

Redazione ACU

ancora

IN MARCIA !

GIORNALE DI CULTURA, TECNICA E INFORMAZIONE POLITICO SINDACALE, DAL 1908
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ANCORA UN GRAVE MALFUNZIONAMENTO
DELL'ETR 485 CON RISCHIO INCENDIO IN GALLERIA.

LA COMPLESSITA' DEL SISTEMA DI TRAZIONE MODIFICATO PER I 25.000 VOLT
E IL SISTEMA DI TRAINO DEDICATO (NON COMPATIBILE CON ALTRI TRENI)
AMPLIFICANO RISCHI E DISAGI PER VIAGGIATORI E FERROVIERI
LA LINEA BOLOGNA FIRENZE E LE SUE GALLERIE PUR CON L' ACCORGIMENTO
DELLE "VIE D'ESODO" RESTA UN'OPERA NON SODDISFACENTE
SOTTO IL PROFILO DELLA SICUREZZA E DELL'AFFIDABILITA'
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Manifesto

Il convoglio si è fermato nella galleria Emilia 1, l’interconnessione provvisoria con l’Alta velocità. Un tratto in cui c’è solo un binario
Cinzia Gubbini
ROMA
Un botto, il fumo, preoccupazione. E tre ore sotto una galleria. E’ stato un incubo per i 400 passeggeri che venerdì sera viaggiavano sull’Etr 9421 Venezia- Roma. Dovevano arrivare nella capitale alle 20,13. Sono arrivati dopo tre ore e mezza. Secondo il comunicato di Trenitalia a bloccare il treno che era appena entrato nella tratta ad Alta velocità - dunque sotto la nuovissima (e contestatissim) serie di gallerie lunga 78 chilometri - è stato «un guasto». L’evento, scrive Trenitalia, ha creato «un certo nervosismo tra i passeggeri».

Certo, stare fermi per tanto tempo sotto una galleria non è il massimo della vita. Tanto più che lo stop non è il primo da quando la Tav è entrata in servizio, pochi mesi fa. Stavolta, però, il nervosismo era dovuto anche a qualcosa di più contingente: non si è trattato infatti di un semplice guasto, ma di un principio di incendio. A scoppiare, con parecchio fumo annesso, è stato il motore posizionato nella vettura numero 5. Il problema si è verificato quando il treno dalla linea tradizionale a 3mila volts doveva passare ai 25 mila della linea ad alta velocità, in un punto che in gergo si chiama «Poc». Un passaggio che non funziona sempre, e che sta creando qualche problema alla super-linea che l’amministratore delegato Mario Moretti propaganda come un grandissimo successo. Invece i vecchi treni modificati per correre sulla nuova linea - come il pendolino Etr 485 che si è fermato l’altra sera - non sempre funzionano come dovrebbero. E come accadrebbe se si collegasse un telefonino a una linea di corrente più alta del dovuto, i motori possono andare in tilt. Per fortuna, però, l’incidente è avvenuto a un paio di chilometri dalla stazione periferica bolognese di San Ruffillo. La domanda sorge spontanea: perché i passeggeri (c’erano anche donne con bambini piccoli e anziani) hanno dovuto aspettare tre ore prima di essere tirati fuori dalla galleria? Trenitalia spiega: «L’attesa si è prolungata perché in un primo momento si è pensato che il treno potesse retrocedere da solo fino alla vicina stazione di Bologna San Ruffillo, ma invece è stato necessario inviare un altro locomotore dal capoluogo emiliano». Ma anche si fosse pensato di operare un trasbordo dei 400 passeggeri su un altro treno - operazione che comunque  Trenitalia sostiene non essere solitamente attivata in casi di questo tipo - non sarebbe stato possibile. Il convoglio - 9 carrozze - infatti si è bloccato nel punto più infelice della mega galleria, già sotto accusa perché è composta da una serie di tunnel monotubo senza galleria di soccorso e perché in alcuni tratti le uscite di sicurezza non rispettano le distanze prescritte dalle normative più avanzate.Mala Emilia 1, dove è avvenuto l’incidente, è più pericolosa delle altre. Non a caso è provvisoria, in esercizio solo in attesa che il nodo di Bologna venga concluso. In questo tratto, lungo 5 chilometri, il binario infatti è unico. A sinistra c’è un marciapiede.  Ma certo sarebbe stato poco razionale far scendere i passeggeri e farli camminare in fila fino all’uscita: un esodo biblico. L’unica soluzione era quindi aspettare che arrivasse una locomotrice diesel (ce n’è una ferma a Bologna), far attaccare il treno e farlo arrivare fino all’uscita. Così è stato fatto, solo che ci sono volute tre ore. Da quanto risulta, inoltre, Trenitalia non ha fatto scattare alcun piano di emergenza: ad intervenire sono stati ad un certo punto solo i carabinieri. La Polfer, ad esempio, sarebbe stata avvertita solo con un certo ritardo. E per quanto riguarda l’assistenza, ecco cosa scrive un anonimo blogger su youreporter: «Assistenza? Ce la siamo fatta da soli, neanche una bottiglia d’acqua ci hanno dato».
14 marzo 2010

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