domenica 29 agosto 2010

30.000 Euro è la dote di debito pubblico anche per l’ultimo neonato, ma anche per lui sono pronte le medicine di Carlo De Benedetti

 

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Gianni Cavinato presidente nazionale ACU

La ripresa dalle cosiddette ferie estive si presenta non priva di sorprese negative, per la verità prevedibili. Una quantità impressionante di grandi e medie aziende lasciano i cancelli chiusi, la fiducia dei consumatori è in calo mentre a livello europeo ci sono paesi (vedi Germania) la cui crescita appare significativa ed altri vicini alla deriva (vedi Grecia). Non è facile per la Banca Centrale Europea (BCE) governare l’Euro con andamenti delle economie nazionali tanto divergenti. Noti finanzieri come Carlo De Benedetti, preoccupati della prossima possibile deflazione, vogliono meno tasse, così forse la domanda potrà crescere e le imprese (leggi i profitti) possono sperare di sopravvivere.

Non ci si rende conto della gravità della situazione. Il debito pubblico italiano a giugno 2010 è stato pari a 1821,982 miliardi di Euro.

In 12 mesi è aumentato del 3,9 % . E mentre il debito aumenta, le entrate dello Stato diminuiscono. Nei primi 6 mesi del 2010 tali entrate sono diminuite del 3,18% rispetto al medesimo periodo del 2009.

Carlo De Benedetti scrive (Sole 24 Ore 26 agosto): L’immagine che emerge oggi, con una nettezza mai vista prima, traccia il rischio di un ritorno in recessione e impone l’esigenza di evitarlo utilizzando, fin d’ora, tutte le medicine possibili…..politiche monetarie, fiscali e delle regole da distribuire nelle dosi giuste.

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De Benedetti ci dovrebbe spiegare come la finanza ha massacrato l’economia produttiva e dove sono stati investiti, dai nostri cosiddetti finanzieri ed imprenditori avveduti, i miliardi di agevolazioni monetarie (pensiamo ad esempio alle storiche svalutazioni della Lira) quanto meno negli ultimi cinquant’anni e quali vantaggi hanno ricevuto i cittadini italiani con le esportazioni di valuta esentasse da parte di ignoti (?) e liberi operatori del nostro Paese.

Tutto appare naturale e tutto avviene sotto i nostri occhi e come al giorno segue la notte, al benessere apparente segue il malessere reale per milioni di persone le cui preoccupazione principale è il lavoro che non c’è più.

Il nostro obiettivo, anche come organizzazione di consumatori, è perseguire il diritto socio-economico del reddito giusto. Oggi, forse più di ieri, non è indifferente sapere da dove deriva questa ricchezza da distribuire in modo più equo.

Vogliamo subito una radicale riforma fiscale e vogliamo poter contare su uno sviluppo sostenibile in tutti i settori. E’ arrivato il momento di chiedersi tutti come possiamo pagare la “nostra” personale quota di debito pubblico e trovare velocemente tutte le medicine possibili.

Milano, 29 agosto 2010

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