martedì 17 agosto 2010

No alla privatizzazione dell'acqua!

Pubblichiamo di seguito due comunicati distribuiti al presidio del 04 agosto u.s. davanti alla sede della Giunta regionale lombarda.

Redazione ACU

Ufficio Stampa

Servizio idrico: la CGIL contro la privatizzazione

La nuova giunta lombarda intende riprovarci?

La Cgil Lombardia partecipa al presidio indetto per oggi dal Coordinamento Regionale Lombardo dei Comitati per l’Acqua Pubblica, a Milano davanti al Pirellone, contro l’ipotesi di legge della Giunta regionale che anticipa l’applicazione del decreto Ronchi sulla privatizzazione delle pubblic utility, e in particolare dell’acqua.
La Cgil ribadisce la battaglia intrapresa dai referendari per la difesa dell’acqua pubblica, che ha raccolto più di 1 milione e quattrocentomila firme.

Vogliamo credere che questa Giunta non abbia dimenticato l’esito del tentativo di forzare la privatizzazione dell’acqua attraverso l’esproprio della titolarità decisionale riservata ai Comuni in materia di servizio idrico, che vide la Giunta precedente fare un passo indietro (L.r. n.1 del 2009), costretta dalla forte mobilitazione che accolse la Legge Regionale n.18 del 2006. Su quella legge intervenne anche la Corte Costituzionale con la sentenza n° 307/2009, giudicando illegittimo il principio della separazione tra gestione ed erogazione del servizio idrico. Vogliamo credere che sull’onda del Decreto Ronchi e dell’abolizione delle ATO introdotta con la Legge nazionale n° 42 del 26 marzo 2010, non si facciano ulteriori forzature.
L’acqua è un bene pubblico e non disponibile.
L’abolizione delle Ato (Ambiti Territoriali Ottimali), introdotta nella discussione parlamentare da un “colpo di emendamento”, ha di fatto liquidato un’esperienza senza che intervenisse alcuna valutazione sulla sua validità o meno, come se, disfare, non meno che fare, fosse senza costi economici e sociali. L’imposizione di questa scelta, trova una spiegazione nell’intento di allontanare dai Comuni - più vicini a cittadine e cittadini, reali detentori dell’acqua come bene pubblico - la titolarità delle decisioni e, in questo modo, di velocizzare il processo di privatizzazione.

Se non per privatizzare e indebolire i livelli democratici, perché affidare oggi i poteri che erano degli Ato, alle Province? Non convince nemmeno la tesi che la cessione di parte del patrimonio pubblico possa in qualche modo favorire entrate finanziarie capaci di compensare i tagli realizzati da Tremonti. In questa direzione basterebbe sostenere i Comuni, e rivedere i limiti del patto di stabilità interno, così lontani dalle indicazioni europee sugli investimenti e sulla concorrenza.

La Cgil Lombardia, contro i troppi interessi sull’acqua, guidati da logiche d’affari e di potere, lontani dal favorire una gestione sobria del patrimonio pubblico, così vitale e limitato come l’acqua, ribadisce il suo impegno contro la privatizzazione e per la reale partecipazione democratica alle decisioni.

Sesto San Giovanni 4 agosto 2010

2 - FILCTEM LOMBARDIA

Ieri pomeriggio si è tenuto davanti alla sede della Regione Lombardia, un presidio organizzato dal Coordinamento dei Comitati per l'acqua pubblica, al quale abbiamo aderito come Cgil e Filctem.
La manifestazione ha visto la presenza attiva di centinaia di cittadini che hanno ritenuto di mobilitarsi nonostante la pausa feriale, per dire NO al tentativo messo in atto da Formigoni di accelerare i tempi della privatizzazione dell'acqua in Regione. Tutto questo a 10 giorni dal deposito di 1 milione e 400 mila firme per il Referendum abrogativo del Decreto Ronchi.
Al presidio era presente una delegazione della Filctem Cgil Regionale e vi segnaliamo, tra le altre la presa di posizione del Segretario Generale della Filctem Cgil Lombardia, Rosalba Cicero che propone alla giunta regionale, un tavolo sui temi delle risorse idriche, per affrontare i problemi relativi agli investimenti e alla gestione delle reti in Lombardia.

NO alla privatizzazione dell’acqua in Lombardia

La Segreteria Filctem Cgil Regionale Lombardia aderisce al presidio convocato dai Comitati Lombardi per l’acqua pubblica per le ore 17 in via F. Filzi sede della regione.
In riferimento alle volontà di privatizzazione espresse sulla stampa da parte della giunta regionale lombarda, esprime la propria ferma contrarietà alIe ipotesi prospettate di approvare il progetto di legge in applicazione del cosiddetto Decreto Ronchi che, di fatto, obbliga a cedere ai privati la gestione dei servizi legati all’acqua.
Vogliamo che si eviti il rischio di trasferire il controllo dell’acqua di tutta la Lombardia nelle mani di poche imprese private, italiane o straniere, poste a vincolo di fare profitto. La Lombardia si vedrebbe espropriata delle numerose gestioni pubbliche presenti nella regione e che in alcune province, risultano all'avanguardia a livello europeo.

Dopo che lo scorso 19 luglio, a sostegno del Referendum per l'abrogazione del Decreto Ronchi, sono state depositate in Cassazione 1 milione e 400 mila firme, delle quali ben 237 mila raccolte in Lombardia, riteniamo perlomeno sospetto oltre che inaccettabile, pensare di procedere come se nulla fosse accaduto, nel riformare la legge regionale accogliendo il peggio delle disposizioni contenute nel decreto Ronchi.

I cittadini lombardi NON vogliono la privatizzazione dell’acqua.

Rammentiamo infine che in Lombardia, negli scorsi anni, si è attivata una vasta mobilitazione popolare promossa dai Comitati per l’acqua pubblica e sostenuta anche dalla Cgil, contro le precedenti Leggi Regionali in materia di servizi idrici, in particolare contro le L.R. n. 21/1998 e n. 18/2006, per le parti che imponevano la privatizzazione dell'acqua. A sostegno di tali mobilitazioni si sono attivati i Comuni; nel 2007 ben 144 Consigli Comunali della Lombardia hanno deliberato contro la L.R. 18/2006, ottenendone la cancellazione e la sostituzione con una nuova legge che reintroduceva la possibilità dell’affidamento diretto ad aziende totalmente pubbliche.

La Segreteria Filctem Cgil Lombardia

5 agosto 2010

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