venerdì 9 marzo 2012

I Giudici di Pace dicono no alla rottamazione della giustizia

U N I O N E
NAZIONALE
G I U D I C I
DI P A C E
* unagipa *

Gli articoli 24, 111 e 113 della Costituzione riconoscono a tutti i cittadini, a prescindere dalle loro condizioni sociali ed economiche, il diritto inviolabile di accedere alla Giustizia, nell’ambito di un processo equo e di ragionevole durata, dinanzi ad un giudice terzo ed imparziale.

Si tratta di un’elementare regola di civiltà democratica che il Ministro Severino intende soverchiare con una disarmante sistematicità:

1) Uno schema di decreto legislativo prevede la soppressione di ben 674 sedi del Giudice di Pace, cancellando, di fatto, la Giustizia di prossimità ed inibendone l’accesso alle classi sociali meno abbienti, impossibilitate a sostenere oneri e costi proibitivi; per altro verso, la “rottamazione” delle sedi viene perseguita senza alcun criterio logico: sono ben 11 le sedi cancellate con un carico di lavoro tra le 10.000 e le 20.000 cause l’anno, laddove, al contrario, oltre un terzo delle sedi preservate (60) hanno carichi di lavoro inferiori a 4.000 processi l’anno e di queste ben 12 un numero di cause iscritte nell’anno inferiore a 1.000! Eppure uno studio della società ACCETURE, commissionato e lautamente pagato dal Ministero della Giustizia, riteneva congrui dei “tagli” non superiori a 300 uffici, secondo criteri sistematici e tenuto conto della conformazione del territorio.

2) Con la modifica dell’articolo 91 del codice di procedura civile (d.l. n. 212/2011) è stato cancellato, nelle controversie di minor valore economico, il diritto della parte che vince la causa ad ottenere il pieno ristoro delle spese legali sostenute; tale disposizione, nel privilegiare il debitore inadempiente, determinerà un esponenziale aumento del contenzioso (perché pagare i debiti se poi, in caso di azione giudiziaria, non si subiscono le conseguenze della soccombenza?).

3) il colpo di grazia è già fissato a fine marzo, con l’entrata in vigore della media conciliazione obbligatoria per buona parte delle controversie civili, a prescindere dal loro valore economico: le spese, ovviamente sempre a totale carico dei cittadini, saranno addirittura superiori alle spese previste dalla legge per l’introduzione del processo vero e proprio, all’interno del quale, peraltro, è già stabilito il tentativo obbligatorio di conciliazione delle parti.

Fra spostamenti onerosi e problematici, al fine di raggiungere le poche sedi giudiziarie rimaste, la triplicazione delle spese del processo, anche mediante l’introduzione di un quarto grado di giudizio (la media conciliazione), addirittura con la beffa finale del disconoscimento del diritto al rimborso delle spese sostenute, in caso di vittoria della causa, il cittadino comune viene privato di ogni possibilità di accedere alla Giustizia e le piccole imprese, che sopravvivono proprio grazie a transazioni di piccola entità, sono definitivamente condannate al fallimento.

Rottamando la Giustizia cd. minore il Ministro Severino distruggerà tutta la microeconomia che costituisce la forza trainante del Paese.

Per contrastare una politica così cieca ed inadeguata i giudici di pace scioperano dal 12 al 16 marzo prossimi venturi.

Il Presidente Nazionale Gabriele Longo
Il Segretario Generale Alberto Rossi

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