lunedì 30 aprile 2012

Spacciatori di chilowatt

DECRETO FONTI RINNOVABILI ELETTRICHE
di Rosa Filippini (pubblicato su l'Astrolabio - Newsletter degli Amici della terra n. 1/2012)

Il Governo predica bene ma si contraddice: gli incentivi alle rinnovabili continueranno ad arrivare ai soliti noti?

I nuovi decreti sull’energia rinnovabile (attuativi del Dgls 28/2011) rischiano di provocare nuovi danni all’ambiente a spese degli utenti, ma è difficile spiegarlo. Infatti, come spesso accade nelle questioni ambientali, anche per le fonti rinnovabili è la propaganda a prevalere sui fatti documentati: nessuno osa fare i conti in tasca alla Green economy, nuovo mito inattaccabile e indiscutibile, egemonizzato dagli sviluppatori di impianti eolici e fotovoltaici proprio grazie ai lucrosi guadagni realizzati da questi settori nell’ultimo decennio. Giocando su questo mito e sulla paura di metterne in discussione rappresentanze e contenuti, si consente agli attori (associazioni, ministri, cordate lobbystiche, giornalisti compresi) di dissimulare le posizioni, manipolare i dati, affermare una cosa e fare l’esatto contrario.

Succede così che il Ministro dell’ambiente Clini, si comporti in modo surreale: da una parte afferma che le rendite assicurate dal fotovoltaico “fanno invidia ad uno spacciatore di droga”, dall’altra si spende fino all’ultimo per assicurare che esse restino le più alte d’Europa. Ma, soprattutto, decide che la quota di elettricità prodotta nel 2020 da fonti rinnovabili aumenti fino a coprire il 35% dei consumi totali di elettricità, un obiettivo che, forse, il ministero dello sviluppo economico non ha ancora valutato in tutti i suoi aspetti. Infatti, ciò significa che la residua disponibilità ad incentivare fonti rinnovabili sarà ancora destinata al settore elettrico e, al suo interno, in prevalenza alle fonti non programmabili, mentre i settori del calore, trasporti ed efficienza energetica, che gli stessi Ministri riconoscono essere economicamente più efficienti, dovranno accontentarsi delle briciole.
A cosa è dovuto questo tentativo dei Ministri di tenere il piede in due scarpe?

Incentivi politicamente corretti
Nel corso del decennio trascorso, sotto la spinta degli accordi internazionali ed europei per il clima, sono state messe a punto normative di sostegno alle fonti rinnovabili elettriche, ovvero i “certificati verdi” per eolico e parte delle biomasse, e il “conto energia” per il fotovoltaico. Inoltre, è stata stabilita la priorità di dispacciamento in rete dell’energia elettrica prodotta da fonte rinnovabile che obbliga il GSE a pagare per tutta l’energia prodotta anche quando, per motivi tecnici, essa non può essere ritirata. Le rendite appaiono subito eccessive a fronte di un risultato risibile in termini di energia utilizzata e di tonnellate di CO2 evitate.

Gli Amici della Terra, fin dal 2008, denunciano questi fatti. Innanzitutto, insieme ad una coalizione di ambientalisti coraggiosi, cercano di difendere dall’ attacco delle torri eoliche alte 130 metri i più bei paesaggi collinari e montani d’Italia, frequentati dalla fauna selvatica e dagli uccelli migratori. (“La Speculazione dell'Eolico: i Palazzinari dell'Energia”).
Poi, con la campagna “Efficienza Italia”, raccogliendo l’allarme dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, denunciano la crescita fuori controllo degli oneri in bolletta e mettono in rilievo la convenienza economica e il netto vantaggio per la collettività degli investimenti in efficienza energetica rispetto agli incentivi per le rinnovabili elettriche. elettriche (Dossier “Efficienza energetica: più efficace per il clima, meno costosa per l’Europa, più equa per l’Italia, più intelligente per tutti”). A partire dal 2010, con le Conferenze per le rinnovabili termiche, mettono in evidenza che i risultati più rilevanti possono essere ottenuti dalle fonti rinnovabili termiche attraverso le tecnologie per il riscaldamento e il raffrescamento e l’utilizzo del calore residuo (“Non solo elettricità. Potenziale, opportunità e prospettive delle rinnovabili termiche”). Non a caso l’Europa ci impegna ad un obiettivo di uso delle fonti rinnovabili (per calore, elettricità e trasporti) pari al 17% dei consumi finali di energia e non ad un obiettivo di sola energia elettrica.
Infine, gli Amici della Terra sottolineano che il settore delle rinnovabili elettriche è costituito solo in minima parte da filiere produttive. Per lo più si tratta di società finanziarie che acquisiscono e rivendono autorizzazioni a installare prodotti che arrivano dall’estero: le pale eoliche dalla Germania, i pannelli fotovoltaici dalla Cina. Domanda: perché incentivare l’espansione dell’import a spese dei contribuenti italiani? Perché non utilizzare queste risorse per aiutare l’export dell’industria italiana più innovativa e capace, quella delle rinnovabili termiche e dell’efficienza energetica? (“Efficienza Italia”).

Queste posizioni si sono fatte strada a poco a poco. Così mentre Pirani su “La Repubblica” e Stella & Rizzo sul “Corriere” descrivono i peggiori scempi paesaggistici causati dal proliferare delle pale eoliche, Massimo Mucchetti parla a più riprese di “furbata di massa” a proposito degli incentivi al fotovoltaico, descrivendo in dettaglio gli effetti perversi dei privilegi accordati alle rinnovabili elettriche nel mercato dell’energia.

“Salva Alcoa”, salva chi?
Nel Governo, i riscontri sono più timidi e i tentativi di tagliare gli eccessi di regali alle rinnovabili elettriche sono quasi sempre respinti con perdite. Verso la fine del 2010 Tremonti riesce a strappare uno sconto del 30% sul prezzo pagato dal GSE per l’energia non ritirata. Contemporaneamente, nascosta fra gli articoli della leggina per salvare l’Alcoa, viene approvata una norma che fa saltare il tetto annuale previsto per gli impianti fotovoltaici e permette a tutti coloro che riescano a installare gli impianti entro il 31 dicembre 2011, di beneficiare degli stessi incentivi (più alti) del secondo «conto energia» giunto a scadenza naturale. E’ il segnale dell’arrembaggio: in poche settimane gli impianti sui terreni agricoli, che necessitano di scarsa progettazione, si moltiplicano; squadre di operai stagionali extracomunitari vengono ingaggiate in fretta per stringere i bulloni dei pannelli arrivati dalla Cina ai supporti metallici fissati a terra; la manodopera più qualificata arriva invece dalla Spagna che, nel frattempo, ha tagliato drasticamente ogni incentivo alle rinnovabili. Saltano tutte le previsioni del piano per le energie rinnovabili e per la prima volta diventa evidente l’eccessivo carico in bolletta a causa della speculazione brutale di un solo settore. Nel gennaio 2011, gli Amici della Terra assieme alla coalizione antieolica chiedono una moratoria per l’eolico e per il fotovoltaico sui terreni agricoli e le aree verdi (Sì a rinnovabili ed efficienza. No a eolico e fotovoltaico a terra).

Governi avanti e indietro
Nella primavera del 2011 il Ministro Romani arriva ad emanare il Dgls 28 con alcuni principi importanti: il criterio principale a cui attenersi per il futuro sarà quello di favorire le tecnologie più vantaggiose in termini di minor costo unitario ( €/MWh, €/Ton CO2 evitata ). Ma, dopo aver fatto la voce grossa contro gli eccessi di incentivazione al fotovoltaico, il Ministro cede alle proteste degli ambienti “politicamente corretti” e vara in tutta fretta un quarto conto energia che, anticipando tutti gli altri decreti attuativi del Dgls 28/2011, in evidente contraddizione con i principi appena affermati, assicura alla sola tecnologia fotovoltaica la maggiore quota di incentivi che sarà possibile addebitare agli utenti di energia elettrica. Tutte le altre, in barba al principio di favorire il minor costo unitario, dovranno arrangiarsi (Con il Decreto sul fotovoltaico si rischia una grave discriminazione delle fonti rinnovabili termiche che hanno una maggior resa e minori costi).

Il cambio di Governo a fine 2011 ritarda l’emanazione degli altri decreti, che riguardano: le altre fonti rinnovabili elettriche, le rinnovabili termiche, l’efficienza energetica, la ripartizione degli impegni europei al 2020 fra le regioni italiane. Tuttavia col decreto “Salva Italia” vengono approvate due norme importanti. La prima, taglia finalmente gli incentivi agli impianti fotovoltaici sui terreni agricoli. La seconda proroga per il 2012 la detrazione fiscale del 55% a favore degli interventi per l’”efficientamento” energetico e per le rinnovabili termiche negli edifici privati. La stessa norma prevede che per gli anni a seguire la detrazione fiscale si limiti al 36%. Considerando che la detrazione avviene in dieci anni, e che il 36% è assicurato anche a chi procede a una normale ristrutturazione della propria abitazione, l’incentivo a efficienza energetica e rinnovabili termiche si riduce a ben poco. Il Ministro Clini chiarisce però che essi usufruiranno anche degli incentivi di un apposito conto energia ma… solo in favore degli impianti della pubblica amministrazione che a differenza dei privati non può giovarsi delle detrazioni fiscali.

Ecco Clini che predica bene
Visto il favore che Clini, nelle sue dichiarazioni d’intenti, aveva riservato all’efficienza energetica e alle rinnovabili termiche, queste ristrettezze vengono interpretate come l’annuncio di un generale rigore in considerazione della crisi economica e dei sacrifici imposti ai cittadini. Infatti, nella settimana prima di Pasqua viene fatta circolare una bozza di decreto che curiosamente presenta un’autocritica in premessa. In essa il Governo riconosce che:

  • - «l’approccio finora seguito non sia stato ottimale(...)si è teso a privilegiare lo sviluppo di energia rinnovabile elettrica (...)rispetto ai settori calore e trasporti o all’efficienza energetica che, invece, sono modalità economicamente più efficienti;
  • - «il ritorno economico sulla filiera italiana di questi investimenti è stato spesso non ottimale, a causa della forte spinta su tecnologie dove l’Italia non ha una leadership industriale;
  • - «gli incentivi corrisposti per l’energia rinnovabile elettrica sono stati, in molti casi, oltre il doppio che in altri paesi europei;
  • - «tutto questo si è tradotto in un costo molto elevato per il Paese (...) (quasi un quarto della ‘bolletta totale’ italiana) (...) il costo cumulato/complessivo è di oltre 150 miliardi di Euro, (...) un aggravio di 120 Euro all’anno per la famiglia media (...);
  • - «in molti Paesi d’Europa (...) è in corso un ripensamento delle politiche nazionali sulle rinnovabili – in qualche caso in maniera drastica;
  • - «il mix di energie rinnovabili (elettriche, termiche e l’efficienza energetica) per il futuro dovrà favorire le tecnologie più vantaggiose in termini di minor costo unitario (€/MWh, €/Ton CO2 evitata); maggiori ricadute sulla filiera economica del Paese  (...) minor impatto ambientale (tenendo conto di vari fattori: emissioni, impatto sul paesaggio, presidio del territorio, interferenze con usi alimentari/ industriali, ecc) e sulle reti elettriche”.
  • - Infine, afferma il decreto, «occorre rivedere l’attuale gerarchia d’uso delle risorse economiche, spostando il più possibile risorse verso il settore termico e l’efficienza energetica».

Il testo è coerente con queste lodevoli intenzioni? Non proprio. Tuttavia sono introdotti dei tetti annuali che sembrano frenare la corsa degli eolici ad accaparrarsi il crinale appennino ancora libero e, in generale, le regole per ottenere incentivi appaiono più rigorose.

Ed ecco Clini che razzola male
Ma il copione si ripete. Legambiente, Kyoto club, Issi convocano gli “Stati Generali della Green economy” cercando di egemonizzare anche le associazioni d’impresa nel confronto col Governo. Il 3 aprile, “La Repubblica” dedica alla protesta un paginone a firma Cianciullo “Con sole e vento crolla il prezzo dell’elettricità; risparmi per 37 miliardi di euro in 20 anni”. L’articolo, con un accorto mix di affermazioni non dimostrate e omissioni, lancia una tesi singolare: il solare fotovoltaico, fornendo energia elettrica nelle ore di punta, ne manterrebbe basso il prezzo.
Già, ma il prezzo per chi? “Repubblica” dimentica di spiegare che il ribasso è ad esclusivo beneficio dei grossisti di energia e viene pagato dalle famiglie e dalle piccole imprese attraverso la bolletta. Insomma, Robin Hood al contrario.
Nei giorni successivi, autorevoli analisti illustrano con dovizia di particolari tecnici che, insieme ai ribassi delle ore di punta, l’immissione in rete di energia intermittente provoca un rialzo dei prezzi nelle ore serali mandando in crisi, fra l’altro, tutti gli sforzi fatti per lanciare la tariffa bioraria!

Un corsivo su “Il Foglio” del 4 aprile scorso spiega che l’editore de “La Repubblica” non è disinteressato al tema: la CIR controlla Sorgenia, fortemente impegnata nelle rinnovabili elettriche.

Quelle reazioni sono dunque prevedibili. Quello che non ci si aspetta è che il Ministro Clini faccia suoi questi argomenti in numerose interviste e attacchi direttamente anche l’ Autorità per l’energia e il gas, colpevole, secondo il Ministro, di mettere in contrapposizione la riduzione della bolletta e il sostegno alle energie rinnovabili. Ma l’Autorità, non fa altro che dar conto delle ragioni dei nuovi aumenti in bolletta. E’ il suo mestiere. Sarebbe strano se non lo facesse o se omettesse informazioni doverose.

Un altro passo indietro?
Subito dopo Pasqua, gli schemi di decreto vengono ufficialmente presentati da Clini insieme al Ministro Passera con premesse meno rigorose e contraddizioni palesi. A parte alcune sostanziose concessioni alle lobby del fotovoltaico e dell’eolico (gli incentivi restano i più alti d’Europa, consistenti risorse sono riservate ai rifacimenti dell’eolico, ecc.), i Ministri annunciano un insidioso cambiamento che mette in discussione la linea annunciata dal Governo e la stessa coerenza con il decreto 28/2011. Nel prendere atto che la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha superato ogni previsione - grazie agli incentivi spropositati, come ammettono tutti- raggiungendo con otto anni di anticipo le quote previste per il 2020 (pari al 26% dei consumi di energia elettrica), i Ministri annunciano nuovi obiettivi (pari al 35% dei consumi elettrici) e sottolineano che così il nostro Paese andrà ben oltre gli impegni chiesti dall’Europa.

Lodevole intenzione. Ma perchè questo primato dovremmo ottenerlo proprio con lo sviluppo da rinnovabili elettriche, approccio che gli stessi Ministri, nella loro presentazione, hanno fortemente criticato? Inoltre, se gli obiettivi europei sono espressi in percentuale dei consumi totali finali (elettricità, riscaldamento e raffrescamento, trasporti), perché i Ministri scelgono invece di mettere in evidenza obbiettivi relativi alla produzione elettrica? Persino i grafici della loro presentazione sono fuorvianti e possono far sembrare che il 17% dei consumi di energia termica sia una quantità inferiore a quella rappresentata dal 26% dei consumi di elettricità, mentre invece gli uni sono 10,5 Mtep e gli altri 8,5 Mtep. Questo non aiuta a capire che il settore del calore presenta più ampi margini di intervento per le rinnovabili e a minor costo, rispetto al settore elettrico.
Alle critiche, il Ministro (articolo del Corriere della Sera del 17 aprile 2012) risponde in modo evasivo su questi specifici aspetti, come se dovesse difendere tutto il settore delle rinnovabili dall’attacco di neo luddisti.

Ma noi non siamo luddisti e nemmeno conservatori, vorremmo solo un’informazione trasparente sugli indirizzi e le azioni di governo. E poterli discutere. Mentre sembra che sia addirittura necessario spiegare ai Ministri che un decreto ministeriale non può stravolgere gli indirizzi di un decreto legislativo.

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