lunedì 28 maggio 2012

Oltre la green economy un'autentica riconversione ecologica dell'economia per uscire dalla crisi e creare occupazione

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TERRA FUTURA, mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità

Firenze, Fortezza da Basso, dal 25 al 27 maggio 2012.

Aperta oggi la nona edizione della rassegna:

“Oltre la green economy un’autentica riconversione ecologica dell’economia

per uscire dalla crisi e creare occupazione”.

Firenze, 25 maggio 2012 – «Esiste una concezione condivisa di umanità e democrazia, pur nelle diversità che ci contraddistinguono, alla quale dobbiamo tornare: una concezione che vede l’economia intimamente legata al benessere della terra e alla protezione delle persone che la abitano»: si è aperta stamane con queste parole di Vandana Shiva, massima teorica dell’ecologia sociale, la nona edizione di Terra Futura, la mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica e sociale, alla Fortezza da Basso di Firenze fino a domenica 27 maggio.

L’evento, promosso da Fondazione culturale Responsabilità etica per il sistema Banca Etica, Regione Toscana e Adescoop-Agenzia dell’economia sociale, insieme ai partner Acli, Arci, Caritas Italiana, Cisl, Fiera delle Utopie Concrete e Legambiente, ha voluto mettere al centro della prima giornata la necessità di una “riconversione ecologica dell’economia”. Shiva ha espresso la sua preoccupazione per la polarizzazione della ricchezza nelle mani di poche persone, per l’imperante privatizzazione delle risorse naturali, a iniziare dall’acqua, per l’esproprio delle terre e il crescere dell’instabilità sociale e politica. Si è però anche detta ottimista circa la forte potenzialità delle alleanze nate nel mondo fra gli “esclusi”: «Dobbiamo ritornare a un’economia di vita e non di morte. E la vita nasce sempre dal basso: dall’alto si lanciano solo le bombe».

Al convegno è intervenuta anche la politologa Susan George, che ha messo l’accento in particolare sulla necessità di usare in maniera appropriata il termine “crescita”: «Dobbiamo definire con esattezza cosa debba crescere e cosa no. Di sicuro abbiamo bisogno di un “green New Deal”, che è un concetto molto più ampio di green economy, e assieme a quella ambientale coinvolge anche la dimensione sociale ed economica della sostenibilità». Nessuno stato può agire indipendentemente dagli altri per realizzare questo nuovo corso, nessuno stato ha risorse efficienti: «Servono programmi ampi a livello europeo, che prevedano importanti investimenti e riportino la finanza sotto controllo con azioni precise: dalla tassazione sulle transazioni finanziarie ai paradisi fiscali». Dopo aver perso negli anni 2007-2008 un’occasione incredibile per riconvertire l’economia in chiave ecologica, ora non possiamo assolutamente perdere anche questo secondo treno: «È fondamentale investire nel green anche per rilanciare l’occupazione, mettendo in campo politiche attive che informino e orientino sulle ampie possibilità occupazionali offerte dei settori verdi».

L’insostenibilità degli stili di vita di una minoranza della popolazione mondiale è stata ricordata anche dall’ambientalista Walter Ganapini: «Per estendere a tutta l’umanità gli stili di vita che si permette un decimo della popolazione mondiale, servirebbero tre terre e mezzo. La nuvola dei prodotti finanziari, derivati tossici, supera di molto il PIL mondiale. Siamo di fronte a un passaggio epocale devastante, ma che può essere una grande opportunità per ripensare modelli di produzione e di consumo a partire dalla green economy, riconcependo il rapporto con la natura e le persone, riportando a concretezza il nostro senso del vivere».

Sul dibattito intorno all’uso del termine “green economy” l’economista Guido Viale ha ricordato «La ricerca di segmenti del mercato in cui si possono fare profitti vendendo e producendo “verde” è positiva, ma va integrata in un disegno complessivo che affronti i veri problemi dell’economia: disoccupazione giovanile, reddito, qualità complessiva di ciò che si produce».

«È un vero e proprio modello economico, non solo un insieme di buone pratiche, quello che Terra Futura vuole valorizzare – ha sottolineato Andrea Baranes, presidente della Fondazione culturale responsabilità etica -: un modello che, ben oltre il suo valore in termini di tutela sociale e ambientale, dimostra in questo momento di pesante recessione e di crisi di saper generare buona economia e posti di lavoro».

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