mercoledì 5 settembre 2012

Il suolo, bene comune: custodi d'Europa

Riceviamo da Legambiente e volentieri pubblichiamo
Redazione ACU

Ricostruire l'Europa: e se cominciassimo dal suolo?

Può apparire fuori luogo, in questo difficile frangente storico, parlare d'Europa, di una identità continentale così faticosamente costruita e così facilmente naufragata sotto i colpi di una crisi finanziaria senza precedenti, ma assolutamente prevedibile. Una crisi che è stata ed è una crisi di overexploiting (o se preferite, di banale speculazione) a carico dei beni comuni, di cui ha fatto le spese il bene più scarso del sovrappopolato continente europeo: il suolo. La speculazione immobiliare e finanziaria è lievitata dimenticando completamente i valori del bene compromesso sotto immani colate di cemento, lo sprawling urbano ha alimentato inquinamento ed inefficienze, è all'origine della disfunzione delle città e delle metropoli di Paesi come Italia, Germania, Gran Bretagna che - è bene tenerlo presente quando si fanno confronti internazionali - hanno una densità di popolazione doppia rispetto a quella del popoloso gigante cinese. E proprio per questo dovrebbero tenere in massimo conto il valore delle terre libere.
L'Europa ha costruito storicamente la propria identità su una peculiare organizzazione del territorio, che ha portato in dote al presente la bellezza ineguagliabile di città, borghi e di quanto resta del paesaggio agrario. Ma è proprio il territorio l'oggetto su cui gli Stati (e le regioni, i comuni, le imprese, le banche, i cittadini) si sono accaniti per cancellare il patrimonio e trasformarlo in rendita speculativa, dimenticando i bisogni autentici da soddisfare. E non dimentichiamo che nel percorso europeo nella costruzione di un sistema di regole, uno tra i più clamorosi fallimenti si è consumato solo un anno prima del default della borsa di New York, quando l'Unione Europea, sotto i colpi delle lobby nazionali (in particolare della Germania, ma non solo), rinunciava a dotarsi di una direttiva europea sul suolo. Gli Stati membri non hanno accettato di fare un passo indietro nella loro sovranità, consegnando ad una istituzione comune l'impegno a scrivere regole sul suolo. E dopo questa rivendicazione di sovranità nazionale, ne sono arrivate altre, sempre più gravi, a mettere in dubbio l'intera costruzione di una identità europea, fino alle minacce di espulsione di interi Paesi colpevoli di non aver assolto il compito assegnato loro dal sistema politico-finanziario.
Non vogliamo raccogliere i cocci di un percorso di cui ci sentiamo parte: l'Europa è il nostro posto nel mondo, vogliamo continuare a crederci e ad investire su questo mosaico di popoli e di terre. Non possiamo prescindere dall'Europa, il novecento ci ha dolorosamente mostrato, nella sua prima metà, cosa può significare l'erezione di muri, lo scoppio di conflitti e persecuzioni nel teatro del nostro continente: gli europei e i loro governi sono capaci delle peggiori barbarie quando perdono coscienza della comune appartenenza ad una storia. Ma vogliamo ri-costruire l'identità europea a partire da una diversa e piena consapevolezza di ciò che ci è comune. Cominciamo dai beni comuni. Cominciamo dal suolo.


LE INFRASTRUTTURE CHE DIVORANO IL SUOLO: NO TEM, MOBILITAZIONE GENERALE IL 9 SETTEMBRE!
La Lombardia non risparmia sull'asfalto. Avanzano i cantieri che preparano il terreno alla TEM, la nuova autostrada-killer del parco agricolo sud Milano. Non si sa ancora se i soldi mai ci saranno per ultimare il complesso ridondante ed eccessivo delle nuove autostrade lombarde, nonostante gli sforzi creativi del Governo e del suo ministro Passera: l'uomo del chiodo fisso autostradale non è ancora in grado di dirci con quali alchimie di finanza creativa riuscirà a convincere le amate banche a disporre linee di credito e a quante generazioni competerà farsi carico dei pagamenti. Ma intanto le ruspe sono al lavoro tra campi di mais, prati e boschi, per devastare quanto resta dell'agricoltura che fino ad oggi è stata la più produttiva d'Italia, cancellando imprese, espropriando aree e cascine, distruggendo il millenario capolavoro idraulico dell'irrigazione nelle terre del milanese. Il duplicato inutile della tangenziale est è tutto questo, ed insieme una scommessa che tutti ci auguriamo venga persa: la scommessa che il traffico in futuro non possa che aumentare, che tutti avremo più auto di oggi, che tutti ci potremo permettere di spendere sempre di più in prodotti petroliferi per far viaggiare fantastilioni di auto e tir. Perchè, sia chiaro, senza questo aumento di traffico pagante le nuove autostrade lombarde saranno una voragine finanziaria.
Noi diciamo NO, non è un capriccio e neanche un Nimby, ma un no di quelli che aiutano a diventare adulti. E' un NO che diciamo ad una classe politica ancora immatura per capire che il nostro futuro non può essere chiuso nell'abitacolo di un'automobile, non si tratta di uno scenario desiderabile, ma neanche di uno scenario credibile. Vogliamo una Lombardia adulta ed efficiente, capace di muoversi in modo intelligente e senza inutili protesi autostradali.

MOBILITAZIONE NO TEM

DOMENICA 9 SETTEMBRE: Salviamo il nostro territorio, lottiamo per il nostro futuro.
Per chi arriverà in treno sarà disponibile un servizio navetta dalla fermata della linea S1 di San Zenone.
partenza corteo ore 15, piazza San Valentino, Casalmaiocco (LO)
http://www.facebook.com/events/416012195103059/
Guarda il videoappello:   http://www.milanox.eu/torna-la-lotta-no-tem-corteo-il-9-settembre/


CUSTODIA DEL TERRITORIO: parte in Europa la campagna per la responsabilità verso il suolo, il nostro bene comune


La Custodia del Territorio è un nuovo approccio per conservarne i valori naturali, culturali e paesaggistici. In Italia a farsi portatrice dell'idea è Legambiente che, a partire dal 2009, ha attivato una campagna di promozione della custodia in Lombardia, con l’intento di diffonderla su tutto il territorio nazionale. La Custodia del Territorio prevede la partecipazione diretta dei proprietari terrieri – agricoltori, privati, aziende, enti locali – che decidono di sottoscrivere un impegno volontario affinché si tuteli il proprio terreno, diventandone custodi, qualunque esso sia: un giardino, un terreno agricolo, un bosco o un prato, aderendo a una rete di partecipazione popolare e diventando promotori di buone pratiche di sostenibilità ambientale
. Gli enti per la custodia sono organizzazioni, pubbliche o private senza fini di lucro, che partecipano attivamente alla conservazione del territorio e dei suoi valori attraverso i meccanismi offerti dalla custodia del territorio.
Grazie al programma europeo Lifeplus, si è costituita una rete europea di organizzazioni per la custodia del territorio (land stewardship), di cui Legambiente è il terminale in Lombardia. La prima settimana di ottobre (dal 29 settembre al 7 ottobre) si svolgerà la Settimana europea per la Custodia del Territorio (www.custodiadelterritorio.it) con lo scopo di diffondere il valore della custodia del territorio tra i cittadini, gli enti per la conservazione, i proprietari e le autorità pubbliche, quale strumento per la conservazione della natura e della biodiversità. Sono già programmati decine di eventi in numerosi Paesi europei, e le adesioni continuano a giungere numerose, da piccole associazioni locali, da aziende agricole come da enti gestori di aree protette.
TU puoi aderire alla settimana europea della Custodia del Territorio comunicando il tuo evento attraverso www.custodiadelterritorio.it

I partner europei del progetto Landlife per la Custodia del Territorio, oltre a Legambiente, sono:
xct – xarxa de custòdia del territori (rete per la custodia del territorio), è un’organizzazione senza fini di lucro che opera per diffondere la custodia del territorio come strategia per la conservazione delle risorse e dei valori naturali, culturali e paesaggistici della Catalogna e del suo ambiente. La xct, creata nel 2003, è un’organizzazione di secondo livello formata da più di 160 associazioni, fondazioni, municipi, aziende e persone fisiche che operano in rete per la custodia del territorio.

CEN L-R – Conservatoire d’espaces naturels Languedoc-Roussillon è una ONG che lavora per ottenere una gestione sostenibile del territorio. Per far questo, cercano di coinvolgere proprietari e utenti nella conservazione del patrimonio e delle risorse naturali. Lavorano per ottenere il diritto all’uso dei terreni nella regione della Linguadoca-Rossiglione, dove gestiscono attualmente circa 1300 ettari.
Eurosite opera per scambiare, potenziare e promuovere le competenze relative alla gestione delle aree naturali in tutta Europa. Eurosite è una delle più vaste reti paneuropee di enti governativi, non governativi e di organismi privati che collaborano attivamente alla gestione pratica degli ambienti naturali in Europa. Dispone attualmente di una rete di 67 membri distribuiti in 22 diversi paesi europei, impegnati nella realizzazione della stessa missione.

L'ONDA GRIGIA DEL CEMENTO TRA MALAFFARE E CONSUMO DI SUOLO - CALALZO DI CADORE (BL)
, 13 SETTEMBRE
Seminario Nazionale organizzato da Legambiente Veneto e Avviso Pubblio
Giovedì 13 settembre, ore 15-19.00 Colonia Alpina di Calalzo di Cadore
Interventi di:
Luca De Carlo, Sindaco di Calalzo di Cadore
Andrea Campinoti, presidente di Avviso Pubblico
Luigi Lazzaro, presidente Legambiente Veneto
Damiano Di Simine, responsabile Legambiente Consumo di Suolo
Aldo De Chiara, Magistrato
Matteo Ceruti, Avvocato
Tiziano Tempesta, Economista
Roberto Fasoli, Consigliere Regionale veneto
Franco Corradini, Assessore comune Reggio Emilia, 'gruppo appalti' di Avviso Pubblico
Giovanni Fazzi, Sindaco comune di Merlino (LO) e responsabile 'progetto urbanistica' di Avviso Pubblico

La straordinaria crescita edilizia che ha investito l'Italia negli ultimi decenni ha messo in luce alcuni nodi problematici che è bene indagare ed affrontare. Innanzitutto l'esplodere di un'economia grigia - ai confini e alle volte coincidente con le organizzazioni criminali - che intorno al recente boom edilizio ha prosperato. E poi il consumo di suolo e l'alterazione irreversibile dell'organizzazione territoriale preesistente.  In mezzo le amministrazioni comunali e le crescenti difficoltà a garantire efficaci regolazioni della crescita. Il seminario, proposto da Legambiente in collaborazione con Avviso Pubblico, intende mettere a fuoco analisi e proposte su questo tema, illustrando anche alcuni casi emblematici. Info: www.legambienteveneto.it

SUOLO D'EUROPA, A DOBBIACO SORGONO NUOVI PONTI

Colloqui di Dobbiaco: dalla metà degli anni '80 questa città di confine nel pieno centro del continente europeo è divenuta un luogo simbolico, un appuntamento costante di pensiero e di sfida, tenendo uniti diversi mondi, lingue, culture e visioni, a partire dalla riflessione ecologica. Quest'anno i Colloqui sono dedicati al suolo: ultima risorsa. L'appuntamento si svolgerà il 29 e 30 settembre, ovviamente a Dobbiaco, e trovate tutti i dettagli su
www.colloqui-dobbiaco.it.
Riportiamo questa intervista ad uno dei relatori dei 'colloqui', Wilfried Bommert, perchè ben illustra la comunità di pensiero al di là dei confini, che ci porta a condividere sfide e intuizioni, in Europa, nella contemporaneità

Il futuro del suolo dipende dal sistema finanziario mondiale - Intervista con il Dr. Wilfried Bommert*
Lei traccia un’immagine drammatica della “caccia globale ai campi del mondo” arrivando alla conclusione che “le prospettive sono sinistre”. Perché nonostante ciò la questione del suolo gioca nella percezione generale un ruolo così periferico?
W. B.: Dobbiamo forse distinguere chi guarda cosa. Per l’agricoltura, la questione del suolo gioca un ruolo così marginale perché è sparita sistematicamente dalla formazione professionale degli ultimi 40 anni. Il suolo è un tema solo per la questione di come meglio concimarlo per avere una crescita più abbondante delle piante. Il suolo stesso come costrutto biologico, come bio-fabbrica dove nascono nutrienti, crescita e fertilità non è un tema e non lo è più in Germania dagli anni Cinquanta dell’ultimo secolo. Il che fa si che nessuno pensa più a cosa si trova sotto di noi; già per gli esperti e ancora di più per i non-esperti il suolo tendenzialmente è sempre molto lontano, se mai viene percepito sotto la rubrica “paesaggio”.
Esistono dei segnali che qualcosa cambierà in quest’oblio del suolo?
W. B.: Per quanto riguarda il suolo come fabbrica biologica per adesso non cambierà niente. Questo presupporrebbe una gestione diversa del tema negli istituti professionali e nelle università e non esiste traccia in questo senso. Abbiamo invece una trasformazione dal suolo come entità produttiva agraria a un fattore economico. Dal 2008 sta diventando sempre più evidente che il suolo sarà in futuro la risorsa più scarsa in assoluto e il settore con i più alti guadagni. La conseguenza è un continuo trasferimento di suolo dalle mani contadine nelle mani dell’industria finanziaria. Si tratta in questa specifica forma di un interesse del tutto nuovo che si fa sentire solo da due anni, ma che in futuro porterà al risultato di una visione del suolo non più come luogo per la produzione dei nostri cibi ma come luogo per massimizzare i guadagni. Gli alimenti potrebbero giocare un ruolo sempre minore a favore del biodiesel e delle biomasse.

Non è che delle crisi come la catastrofica siccità nel Mid West degli Stati Uniti potrebbero costituire una forza correttiva? In questo periodo si sentono voci molto forti, tra cui il ministro tedesco per la cooperazione, che chiedono l’abolizione della direttiva europea per il biodiesel e la cancellazione completa degli incentivi per non far aumentare ulteriormente i prezzi dei cibi.
W. B. Vedremo se tali tracolli possono avere un effetto. La crisi negli Stati Uniti si è verificata solo circa quattro settimane fa ed è ancora troppo recente per poterne valutare le conseguenze. Le esternazioni politiche che sentiamo adesso sono un segnale che la politica qualcosa ha capito. Se si vogliono cambiare le dinamiche in corso devono cambiare i rapporti di potere. Si deve vedere che dietro i nuovi sviluppi del suolo come capitale si nascondono grandi Lobby che sono molto più potenti di qualche politico. Il futuro della gestione del suolo dipende dal sistema finanziario mondiale, se lì non cambia niente, non cambierà neanche quello.

Vuole dire che la forza trainante è un processo economico affiancato dalla politica? Leggendo il suo libro “Bodenrausch” (Delirio del suolo) avevo l’impressione che forse, in modo troppo indifferenziato, mette tutte le forze in gioco sullo stesso piano: la crescita demografica come il consumo troppo alto di carne e l’avidità di guadagno. Visto che spesso si ragiona con la “crescita demografica” in modo dubbioso, in quest’intervista mi appare più chiaro il suo argomento del suolo come nuovo oggetto della valorizzazione del capitale.

W. B.: Il consumo di carne, la crescita demografica e il biodiesel agiscono come impulsi - il biodiesel solo da pochi anni, la carne e lo sviluppo demografico da parecchio tempo – sui mercati degli alimenti e quindi l’uso del suolo degli ultimi 50 anni. Ma quello che vediamo oggi, infatti, è qualcosa di principalmente nuovo. Il suolo stesso viene percepito come bene e viene integrato nel circuito di mercificazione dell’economia finanziaria.

I primi due terzi di “Delirio di Suolo” sono pervasi da un profondo pessimismo. Se siamo veramente messi così male per quanto riguarda il suolo tra landgrabbing, erosione, cementificazione, facilmente si potrebbe giungere alla conclusione che comunque non ci sono vie d’uscita. Davvero non esistono esempi positivi di investitori responsabili nel sud, di progetti di successo di una coltivazione attenta della terra, di un’alimentazione migliore della popolazione residente? Quali sono i punti di riferimento nel tentativo di cambiare la situazione vigente?

W. B.: È molto difficile. Il fenomeno che descrivo si trova prevalentemente in stati con governi che hanno poco rispetto per la propria popolazione, dittature militari, dittature di tribù, società dove il diritto non vale, di sicuro non quello dei contadini coinvolti. Esistono un sacco di governi di questo tipo; normalmente non ce ne rendiamo conto ma studiando questo fenomeno risultano in evidenza. Ho descritto nel mio libro ventiquattro regioni del mondo con tali condizioni politiche. Negli investimenti globali in agricoltura l’unica cosa positiva è che gli investitori realizzano i loro guadagni. I danni collaterali che nascono non potrebbero interessare di meno agli investitori e lo stesso vale per i governi coinvolti. Questo mi dispiace ma purtroppo non sono riuscito a trovare qualcosa di positivo. Guardando la situazione con le mie norme non ne verrà fuori niente di positivo neanche in futuro, salvo se si parte dal lato opposto con degli investimenti in quell’agricoltura che oggi vive nella miseria, i piccoli contadini, le persone che operano nelle zone periferiche senza soldi e senza accesso ai mercati. Se si decidesse di investire in quell’agricoltura, di avviare delle scuole e degli istituti di formazione agraria, di installare un sistema di consulenze che aiuti i contadini e soprattutto le contadine a rendere le loro superfici di nuovo produttive, si potrebbe arrivare a dei risultati buoni e meritevoli. Tali azioni si trovano perlopiù nei progetti di cooperazione delle ONG e delle organizzazioni caritative e religiose, ma il loro scopo è talmente piccolo che nell’insieme sono quasi irrilevanti.

Lo stesso lei cita come potenziale contro-potenza più importante la società civile. Ha incontrato nelle sue ricerche delle coalizioni di rilievo nord-sud come per esempio l’Alleanza per il Clima delle città europee con i popoli indigeni delle foreste amazzoniche attiva da ormai più di vent’anni? Esiste qualcosa come la globalizzazione della società civile?

W. B.: La globalizzazione della società civile si svolge dal mio punto di vista più che altro nei paesi del nord. Certo, le ONG lì collaborano anche con ONG del sud, che ovviamente esistono e prendono anche la parola nel mio libro, però sono decisamente più deboli. Questa ineguaglianza ha a che vedere con le diverse condizioni politiche, l’educazione, le condizioni di vita, col tempo che le persone devono dedicare per assicurarsi i propri mezzi di sostentamento e con quanto tempo gli rimane per impegnarsi in qualcos’altro. Il sud del mondo lotta per la sopravvivenza, mentre nel nord molte persone possono farsi delle idee su come organizzare il futuro meglio e in modo diverso. Da lì nasce anche il dislivello della quantità di impegno privato. Lo stesso dico, visto che nella sfera politica non sono riconoscibili grandi movimenti di cambiamento delle condizioni vigenti, che rimane come forza essenziale la società civile. In questo periodo abbiamo vissuto grandi cambiamenti nell’Africa del Nord che non sono partiti dall’alto ma si sono fatti strada dal basso. La mia speranza sarebbe che in futuro la società civile avrà ancora un ruolo molto più grande in tanti paesi del mondo, anche per quando riguarda il cambiamento del corso di tutto il nostro sistema alimentare. Per me si tratta di una potenza nascente che non ha ancora capito pienamente i propri potenziali. Ma quando ne avrà consapevolezza sarà una forza imponente. Di questo sono convinto.

Per quanto sono importanti queste dinamiche globali, nei Colloqui di Dobbiaco ci chiederemo anche quali sono le possibilità e le prospettive d’azione a livello territoriale nei paesi ricchi del nord.

W. B.: Al funzionamento attuale del sistema mondiale del cibo si presenteranno, mi pare, in futuro dei limiti, per esempio a causa della diminuzione delle risorse come il petrolio. Quando non avremo più a disposizione i carburanti fossili come adesso, molti trasporti che sono il cuore della globalizzazione agraria, diventeranno troppo costosi. Inoltre diventerà anche un problema la concimazione con prodotti chimici perché un componente principale, il fosfato, sembra aver già superato il Peak e i giacimenti si stanno impoverendo. Siamo di fronte a due fattori essenziali dell’agricoltura globalizzata che in futuro non possono più essere impiegati come nelle condizioni attuali e questo, dal mio punto di vista, avrà come conseguenza che in futuro si svilupperà di nuovo un’economia del cibo territoriale che non ha bisogno di grandi trasporti e riesce a chiudere il ciclo dei nutrienti. A questo punto entra in gioco la so cietà civica che essenzialmente porta avanti la localizzazione dell’agricoltura, il cibo locale. Le forze sociali impegnate sono visibili già oggi. Si tratta di raggruppamenti molto eterogenei, Slow Food ne fa parte come il movimento tedesco dei piccoli agricoltori, gli ambientalisti come il movimento a km zero. Tante cose si stanno muovendo che a me sembrano bagliori storici. Sta emergendo un nuovo modo di alimentarci e di gestire il suolo, perché a livello territoriale l’uso del suolo deve essere più curato che non nell’economia globalizzata. Vedremo un nuovo trend di distacco dalla globalizzazione per andare verso una localizzazione che viene sostenuta in primo luogo dalla società civile. Si tratta di un grande compito e iniziative come i Colloqui di Dobbiaco possono essere di aiuto per avviare questi processi. Il fenomeno dei limiti della globalizzazione è una buona notizia soprattutto per lo spazio alpino, dove esistono ancora molte piccole aziende agricole.

* Il Dr. Wilfried Bommert è laureato in scienze agrarie, giornalista dal 1979, tra gli altri per la terza rete radiofonica della Germania dell’ovest WDR. Come direttore della prima redazione ambientale dell’emittente si occupa da molti anni delle tecniche genetiche, dei cambiamenti climatici, dell’alimentazione mondiale e dello sviluppo demografico. Il suo libro Kein Brot für die Welt. Die Zukunft der Welternährung (Niente Pane per il Mondo. Il futuro dell’alimentazione mondiale) del 2009 ha trovato un’ampia eco. In questo giorni è uscito Bodenrausch, Die globale Jagd nach den Äckern der Welt (Il Delirio del Suolo. La caccia globale ai campi del mondo). Bommert parlerà ai Colloqui di Dobbiaco di “L’alimentazione del mondo con suoli sempre più limitati, Peak Soil”. L’intervista e la traduzione dal tedesco sono di Karl-Ludwig Schibel. Il testo può essere liberamente riprodotto, indicando la fonte (www.colloqui-dobbiaco.it)

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