lunedì 22 ottobre 2012

L'inquinamento elettromagnetico è subdolo come i nostri politicanti! Firma la lettera-appello al Presidente della Repubblica

Ill.mo Sig.
Presidente della Repubblica
On. Giorgio Napolitano
Roma, 16 ottobre 2012

Oggetto: Decreto-Legge “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese”. Interventi per la diffusione delle tecnologie digitali - Rischio riduzione vincoli sanitari da esposizione ad inquinamento elettromagnetico.

Ill.mo Sig. Presidente,

l… scrivente sotto rappresentat…, muovendo dall’impegno di promuovere una diffusa coscienza civica sui rischi di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, sottopone alla Sua attenzione il presente appello, affinché Ella non emani il Decreto-Legge di cui all’oggetto, se dovesse contenere una o più disposizioni destinate ad allentare i vincoli legislativi sui limiti fissati per garantire la tutela della popolazione dalla esposizione a campi elettromagnetici emessi da impianti di telefonia mobile, la cui incentivazione sul territorio nazionale è dettata dalla diffusione di nuove tecnologie LTE di c. d. 4° generazione.

Sottolineo di avere a cuore il futuro del nostro Paese, che passa anche attraverso l’avvento di nuove tecnologie nel campo della comunicazione elettronica digitale, ma la cui diffusione non può e non deve avvenire sacrificando la salute dei cittadini.

Ed è ciò che accadrà se il “decreto crescita” dovesse contenere la norma di cui sopra, che di fatto modifica le modalità di misurazione dei campi elettromagnetici, disponendo che i valori di campo si intendono riferiti non più ad intervalli di 6 min., ma ad una media di 24 h.

Con la conseguenza che nelle aree c. d. sensibili, perché ritenute ad alta frequentazione, si potrà subire una esposizione ai campi elettromagnetici doppia o tripla rispetto al valore soglia indicato attualmente dal d.p.c.m. 8.7.2003.

Trattasi, dunque, di un provvedimento che attua una grave ed irreparabile deregulation dei procedimenti amministrativi finalizzati alle verifiche preventive ed ai controlli di carattere sanitario, che va ad incidere pesantemente sulla corretta applicabilità del Principio di Precauzione, vanificando i richiami ai criteri di minimizzazione, contenuti a più livelli, sia nella normativa nazionale che comunitaria, in materia di impianti di telecomunicazioni.

Sig. Presidente, a fronte delle preoccupazioni sopra espresse, La invito pertanto a vigilare severamente affinché le norme di cui sopra non siano contenute nel citato decreto e, qualora fossero presenti, Le chiedo di disporre lo stralcio di esse dal testo, la cui sciagurata integrale applicazione non giustificherebbe mai, in termini di sviluppo tecnologico per il Paese, i costi che saremmo chiamati a sostenere a causa dei maggiori, accertati rischi per la salute della popolazione, determinati dal subdolo innalzamento dei livelli del fondo elettromagnetico.

Confidando in un Suo autorevole intervento, quale garante supremo della salute dei cittadini, attendo un Suo puntuale e rassicurante riscontro in merito.

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Sentenza Cassazione

Staglianò sembra diventato l'"esperto" di Repubblica, dopo il suo non indimenticabile libro: comunque Repubblica ha dato la notizia (non ho controllato se ha dato quella del giorno dopo, relativa all'aumento dei limiti disposto subdolamente dal Governo).
A me sembra che bisogna chiedere al governo di estendere il DM 381/1998: tale DM è ancora valido, a mio giudizio, poiché  il d.l. crescita modifica il DPCM 8/7/2003, il quale non abroga il DM 381/98 (mentre abroga esplicitamente il DPCM 23 aprile 1992), poiché il DM 381 reca tetti non ambientali ma sanitari - "compatibili con la salute umana" - ed è adottato non in forza della legge 36/2001 art. 4 ma della legge 259/1997 art.1 comma 6 lett. a) n. 15 (non smetterò mai di ringraziare Vincenzo Vita per  quel numero 15). Occorre dunque estendere il campo di applicazione del DM 381/1998  a tutte le esposizioni, abrogando quella discutibile limitazione voluta da Valerio Calzolaio e inserita nell'art.1 - campo di applicazione (... si applica agli impianti fissi...): certo questo porrebbe dei problemi per i telefonini, ma il limite di 1 W/m^2  previsto dal decreto per esposizioni acute, che equivale a 0,04 W/kg mediato su 6 minuti, può essere rispettato dai produttori dei telefonini (tanto più a 1,5 cm, dove le norme tecniche vogliono le misure). 
Assume qui evidenza la necessità che sia riconvocata la commissione interministeriale, costituita dai Ministri Ronchi-Bindi con DM 2 giugno 1997 che ha elaborato predisposto lo schema del DM 381/1998 e del ddl approvato poi dal Parlamento come legge 36/2001.
Per vostra informazione faccio presente che il ricorso che chiede la riconvocazione della commissione interministeriale, presentato dal Codacons e da me  contro i Ministeri della Salute e dell'Ambiente che avevano respinto il precedente invito ex lege 241 ha visto la costituzione ad opponendum di tutti i proprietari di impianti che producono elettrosmog: TELECOM, OMNITEL, WIND, anche ERICSSON, ecc.
Assume anche evidenza l'esigenza che l'ISPESL sia ricostituito (magari come direzione indipendente dell'INAIL, come previsto dal comma 5bis dell'art. 7 d.l.78/2010 come modificato dall'art. 18 comma 21 del d.l. 98/2011, inattuato!). E' di tutta evidenza che, con l'ISPESL esistente - e me coordinatore del laboratorio Inquinamento da radiazioni e ultrasuoni, ancora in carica, come sono inutilmente - l'art. 14 comma 8 del decreto crescita non avrebbe visto la luce: per il parere negativo dell'ISPESL (chissà se è stato consultato l'INAIL, ma credo che Oleari, al Ministero della Salute non l'abbia fatto perché ormai lui parla dell'Istituto, invece che degli Istituti, come quando si fece il documento congiunto; d'altra parte, se lo ha fatto, il direttore generale dell'INAIL avrà incaricato, come per il caso del Giappone,  qualcuno intuitu personae, violando ancora una volta il d.lgs. 165/2001 art, 15 comma 2, come fa d'abitudine, sotto la disattenzione della Commissione d'inchiesta sugli infortuni sul lavoro, che sembra non vedere l'annullamento dell'ISPESL).
Un caro saluto
"Sentenza senza precedenti sul caso di un manager che per lavoro era costretto a colloqui telefonici per complessive 5-6 ore al giorno. Una volta diagnosticata la malattia, ha fatto causa per l'invalidità professionale. Contro il diniego dell'Inail, la Suprema corte gli ha dato ragione

di RICCARDO STAGLIANO'

Ora c'è una sentenza definitiva. La Corte di cassazione, per la prima volta in Italia - e a sentire gli esperti, al mondo - ha stabilito un legame di concausalità tra un forte uso del cellulare e un tumore. La storia è quella di Innocente Marcolini, di cui Repubblica.it si era già occupata in un'inchiesta 1. Manager cinquantenne, responsabile commerciale di una multinazionale, per lavoro stava al telefono (cordless o cellulare) una media di 5-6 ore al giorno, per dodici anni. Una mattina mentre si fa la barba si accorge di uno strano formicolio.

Le analisi diranno che è un tumore al nervo trigemino. Operazione riuscita, ma il dolore non lo abbandonerà più. Non può più lavorare. Chiede una pensione di invalidità professionale. L'Inail la nega. Marcolini fa ricorso e il tribunale di appello di Brescia gli dà ragione. È il 22 dicembre 2009. Stavolta è l'Inail a opporsi in Cassazione. Ma il 12 ottobre la corte suprema deposita la sentenza in cui conferma: i giudici di secondo grado hanno citato la letteratura scientifica giusta e hanno fatto bene a riconoscere che una causa dell'invalidità del manager sia proprio l'utilizzo del telefono.
Marcolini, un cinquantenne tosto, non avrebbe mai voluto diventare testimonial di questa battaglia.

"Provo soddisfazione per la decisione perché dimostra la nostra tesi sulla dannosità di questa onde elettromagnetiche. Riconosce che le perizie erano affidabili. E prova, almeno per quanto mi riguarda, che con i suoi tempi la giustizia italiana funziona".
Il professor Angelo Levis, ex-ordinario di mutagenesi ambientale a Padova, è uno di quelli che gli è stato più vicino nella sua lotta. "È una sentenza importantissima, che fa giustizia di un certo negazionismo nella comunità scientifica e che apre le porte a un nuovo corso giudiziario". Solo lui, in collaborazione con uno studio torinese specializzato in diritto della salute, sta seguendo sette cause di persone che ritengono di aver sviluppato tumori alla testa in conseguenza di un uso forte del cellulare. "Stiamo lavorando all'ipotesi di costruire una class action, un'azione collettiva cui può partecipare chi ritiene di aver subito un danno". Marcolini ne sarebbe il primo firmatario.
Nei mesi scorsi anche il Codacons aveva cominciato a lavorare su quest'ipotesi. E cresce la consapevolezza in vari parlamentari, come il senatore Felice Casson, che rispetto ad altri paesi europei l'Italia non ha preso troppo sul serio né l'invito alla cautela del Consiglio d'Europa né l'inclusione da parte dell'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro delle onde elettromagnetiche emesse dai cellulari tra i possibili cancerogeni.
Ma l'inattività più sorprendente riguarda un parere del Consiglio superiore di sanità, l'organismo che raggruppa le principali personalità mediche del Paese, che risale al 15 novembre 2011. In quelle sette pagine, sollecitate dal ministero della salute del governo precedente, l'organismo scientifico invitava il ministero a promuovere l'uso degli auricolari per tutti. E per i bambini raccomandava di limitare l'uso alle situazioni di necessità, oltre che a fare campagne di sensibilizzazione contro l'uso indiscriminato del telefonino. Ma Renato Balduzzi, per il momento, non ha raccolto il consiglio.
Nei giorni scorsi, intanto, la Gazzetta del Mezzogiorno 2 ha dato notizia di un avvocato di Potenza con un tumore al cervello i cui medici non avevano escluso un rapporto con l'uso molto intenso che faceva del cellulare. A quel punto il professionista scrive direttamente al Ministero, per sapere se l'ipotesi potesse avere un fondamento. La prima volta non riceve risposta. Lui insiste e ottiene una lettera che non lo tranquillizza affatto. Un passaggio recita: "Il tema di possibili rischi per la salute conseguenti all'utilizzo del telefono cellulare è alla costante attenzione anche a seguito della classificazione stabilita dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di agente possibilmente cancerogeno per l'uomo" e ancora "attraverso studi epidemiologici la stessa Agenzia ha evidenziato limitata cancerogenicità tra gli utilizzatori del telefonino in relazione al tumore maligno del cervello e del nervo acustico, mentre l'evidenza è stata giudicata inadeguata per altri tipi di cancro o esposizione".
Con la Gazzetta l'uomo, che preferisce restare anonimo, commenta: "Ci dicono che il telefonino è cancerogeno seppur a cangerogenità limitata. Qualcosa, insomma, c'è. D'altra parte in molti libretti di istruzione dei cellulari viene consigliato di tenere l'apparecchio a qualche centimetro di distanza dall'orecchio. Se le ditte costruttrici scrivono questo, forse sarebbe opportuno dare un'informazione più completa e più chiara. Ne va della salute dei cittadini".
La lettera del ministero si chiude con un invito di una campagna di informazione per "promuovere un utilizzo responsabile del telefono, soprattutto in relazione all'uso da parte dei bambini". Ovvero la stessa richiesta del Consiglio superiore di sanità che giace inascoltata sul tavolo del ministro da mesi. In Italia la penetrazione dei cellulari è del 150 per cento, uno e mezzo a testa, tra le più alte al mondo. Se c'è un problema riguarda letteralmente tutti. Marcolini si chiede: "Cosa aspettano per fare qualcosa? Se all'epoca qualcuno mi avesse avvisato dei rischi che correvo, probabilmente adesso non avrei dovuto passare tutto questo".

dr. Livio Giuliani, dirigente di ricerca
direttore di dipartimento ISPESL
ICEMS spokesman

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