mercoledì 11 dicembre 2013

Omeopatia e formazione - Può l'omeopatia dirsi medicina? Se ne è discusso a Roma in occasione dell'inizio dei corsi post-universitari dell'Istituto SIMOH

Da: Ufficio Stampa SIMOH
Pubblicato su Informazione.it

Roma, 3 Dicembre 2013

''L'omeopatia non è una moda, non è una medicina alternativa, non è l'altra medicina e non è una medicina complementare". Con queste affermazioni puntualmente tese a contraddire tutte le false credenze che spesso si rincorrono sulla medicina omeopatica hahnemanniana, si sono aperte a Roma, venerdì 22 Novembre 2013, le lezioni del 67mo Anno Accademico di studi dell'Istituto Omeopatico SIMOH, Scuola Italiana di Medicina Omeopatica Hahnemanniana ( https://www.omeopatiasimoh.net ).

"L'omeopatia - ci dice per prima cosa la prof.ssa Maria Letizia Salvi, Presidente della SIMOH simoh2 - è una disciplina prettamente medica, che fa parte di quel tronco annoso che - come lo definì il clinico bolognese Giacinto Viola - costituisce tutta la scienza medica nel suo insieme unitario''.

La medicina omeopatica è fondata, radicata su quello che è il principio fondamentale della ogni conoscenza medica, ossia lo studio e la cura del singolo individuo umano, con terapie personalizzate caso per caso e ancor prima studiate su uomo attraverso rigorosi protocolli sperimentali.

E' per questo motivo che in campo medico gli omeopati preferiscono fare diagnosi fisiopatologica del malato intero e non limitarsi alla sola diagnosi nosografica di malattia.

"La diagnosi fisiopatologica è, infatti, sempre unitaria - ci dice il dr Mattia Canetta, coordinatore didattico-scientifico della SIMOH - ossia corrispondente all'intera realtà funzionale o disfunzionale di un individuo. Ed è per questo motivo che, come insegnamo in Istituto nei nostri corsi post-universitari, la clinica fisiopatologica ben si attaglia ai dati sintomatici patogenetici ottenuti sperimentalmente su uomo sano, consentendo al medico hahnemanniano correlazioni clinico-terapeutiche non comuni".

L'omeopatia è, infatti, una disciplina logica, sperimentale, di tipo prettamente galileiano, avendo posto al centro della propria metodologia proprio la sperimentazione farmacologica su uomo sano di sostanze medicamentose opportunamente diluite e dinamizzate.

Essa è talmente una disciplina ancorata alla metodologia sperimentale – aggiunge il dr Canetta - che è proprio in campo omeopatico che la metodologia di ricerca del cosiddetto "doppio ceco" è stata elaborata per la prima volta, per poi essere posta proprio alla base di ogni sperimentazione clinica, quale unica strada percorribile per valutare correttamente i risultati di un esperimento in campo biomedico. In ogni campo biomedico.

Studiare Samuele Hahnemann significa ripercorrere la storia di un vero medico ippocratico e di un fine studioso tutto rivolto alla scienza dell'individuale, del singolo malato. Egli è un medico clinico, poiché coinvolto nello studio e cura del singolo caso, essendosi formato secondo la tradizione neo-ippocratica al ragionamento clinico, sintetico, centrato sull'unita biologica dell'organismo umano.

Ed è per questo - ci dice ancora la Prof.ssa Salvi - che nei nostri Corsi di formazione per medici e odontoiatri, il Prof. Antonio Negro oltre 20 anni fa volle porre a fondamento della didattica un approfondimento speciale della biologia umana studiata in modo unitario, affidando questo compito al Prof. Corrado Olivieri Sangiacomo, Direttore e professore ordinario di biologia alla Facoltà di medicina e chirurgia dell'Università cattolica del Sacro Cuore.

L'omeopatia è, quindi, medicina. Una disciplina medica autenticamente biologica, ossia organismica, correlazionistica, che non costituisce solo un importante capitolo della cura umana, ma anche delle dinamiche di prevenzione sia nel malato sia ancora di più nel sano.

Una disciplina che all'Istituto Omeopatico fortemente voluto dal Prof. Antonio Negro, studiano e insegnano con rigore e continuo approfondimento scientifico e culturale, dividendo la formazione per i medici in una parte prettamente teorica, ricca di metodologia della scienza e di logica clinica e un'altra, altrettanto importante, di pratica clinica, con esercitazioni ambulatoriali per due anni e presentazione in seduta plenaria di casi clinici con i pazienti in aula.

''L'omeopatia – interviene la dr.ssa Serafina Mirenna, omeopata e pediatra della SIMOH - è una medicina della responsabilità, come sicuramente avrebbe detto il prof. Antonio Negro; ossia una disciplina che impone al medico la responsabilità di ragionare in modo logico la realtà clinica del malato in ogni età della vita, cogliendo in modo sintetico l'unicità e irripetibilità del suo dinamismo vivente e correlandola con i dati farmacologici più volte sperimentalmente ottenuti e verificati sul sano nell'uso delle ultra-diluizioni omeopatiche.

Un ragionamento che è sintesi innanzi tutto. Sintesi fondata su di un rigorismo analitico, sperimentale e clinico applicato all'organismo vivente. Non sulla frammentazione e sulla sola dispersione specialistica''.

Nella quiete dell'Aventino, a Roma, i medici hahnemanniani, antichi allievi di Antonio Negro, ogni mese si chiudono nel loro Centro a studiare e a insegnare, presentando casi clinici e ragionando con altri medici in modo critico le terapie omeopatiche prescritte e i risultati clinici ottenuti, riletti alla luce delle moderne conquiste della diagnostica laboratoristica e strumentale.

''In questo modo – ci dicono i medici che frequentano i corsi – si unisce la pratica medica alla formazione scientifica, allo studio e alla ricerca, in una relazione strutturale che è il fondamento delle attività stessa dell'Istituto SIMOH''.

Così si impara a studiare l'uomo in una visione clinica tutta speciale, correlando in modo robusto conoscenze antiche e modernissime ad un tempo.

Si, l'omeopatia è medicina: medicina della persona umana.

di Alessandro Cenci

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